Rakesh Jhunjhunwala, l’investitore miliardario noto come "il Warren Buffet indiano", ha espresso il suo supporto per l’imminente divieto sulle criptovalute in India, avvertendo che i postumi della mania di Bitcoin (BTC) saranno peggiori della festa stessa.

Jhunjhunwala, durante il programma Street Signs Asia trasmesso martedì su CNBC, ha affermato che preferisce non partecipare alla festa di Bitcoin:

“Credo sia speculazione di prima categoria. Non voglio unirmi a tutte le feste. Credo che i postumi saranno molto peggiori.”

Questa sbornia si è fatta sentire in parte martedì, quando quasi 400 miliardi di dollari sono stati spazzati via dalla capitalizzazione totale del mercato crypto. Bitcoin ha perso il 20% del suo valore in poche ore, mentre la maggior parte delle altcoin ha visto perdite oltre il 30%.

Resta da vedere se la correzione significa che la festa rialzista di Bitcoin è finita o se la criptovaluta si riprenderà.

In entrambi i casi, Jhunjhunwala non vede l’ora che le autorità di regolamentazione indiane introducano il divieto sull’uso di Bitcoin e delle criptovalute: ritiene che la nazione dovrebbe concentrarsi sullo sviluppo della propria central bank digital currency, la rupia digitale.

"Credo che i regolatori dovrebbero intervenire e vietare Bitcoin, e dovrebbero concentrarsi sulla rupia digitale", ha commentato l’investitore.

A metà febbraio, il governo indiano ha fornito aggiornamenti sull’incombente divieto, annunciando un periodo di grazia della durata di 3-6 mesi in cui i possessori potranno convertire e prelevare i propri crypto asset.

Non tutti sono impazienti quanto Jhunjhunwala di vedere le criptovalute vietate in India. Balaji Srinivasan, ex chief technology officer di Coinbase, ha espresso le sue preoccupazioni in merito alla misura, dichiarando che questa mossa sarebbe simile a vietare l’internet.

Altre nazioni hanno già preso provvedimenti per limitare la diffusione delle criptovalute. Di recente, la banca centrale della Nigeria ha emesso una direttiva ordinando a tutte le banche commerciali di interrompere le relazioni commerciali con gli exchange di criptovalute, nonostante (o forse proprio perché) la Nigeria sia uno dei paesi in cui l’uso di Bitcoin è più diffuso, tanto da portare le autorità nigeriane a definirlo una minaccia alla valuta nazionale.