Iran: la Banca Centrale valuterà il parere degli esperti prima di attuare le nuove regolamentazioni sulle criptovalute

Secondo una dichiarazione rilasciata nella giornata di oggi, 29 gennaio, la banca centrale iraniana prenderà in considerazione le opinioni degli esperti del settore cripto prima di finalizzare le nuove regolamentazioni.

Nello stesso giorno, la banca centrale ha pubblicato una bozza del suo approccio alla regolamentazione delle criptovalute sul suo sito ufficiale. L'istituto ha dichiarato che tali regole verranno discusse durante l'Electronic Banking and Payment Systems Conference in corso a Teheran.

Secondo un rapporto dell'agenzia di notizie Al Jazeera, i legislatori cercheranno di mettere al bando alcuni aspetti delle valute virtuali. Nello specifico, la mossa bloccherebbe l'uso delle criptovalute come metodo di pagamento all'interno del paese e impedirebbe ai cittadini di possederne un ammontare significativo.

"I miei colleghi della banca centrale hanno rilasciato una politica monetaria sul sito web della banca, durante i due giorni della conferenza gli esperti della tecnologia avranno sicuramente la possibilità di commentarle", recita una traduzione delle parole di Abdolnaser Hemmati, governatore dell'istituto bancario, che continua:

"A riguardo, riceveremo i suggerimenti di esperti e tecnici."

Le potenziali implicazioni di un divieto sono significative, in quanto obbligherebbero le imprese a interrompere qualsiasi attività internazionale che non faccia completamente leva sul riyal iraniano.

Come riportato ieri da Cointelegraph, durante la conferenza l'Iran potrebbe inoltre svelare la sua criptovaluta statale. Secondo il rapporto, l'obiettivo della moneta digitale sarebbe quello di ignorare le sanzioni degli Stati Uniti e di ridurre gli svantaggi causati dall'esclusione delle banche locali dalla rete di liquidazione internazionale SWIFT.

In precedenza, i legislatori iraniani hanno assunto una posizione piuttosto draconiana sulle criptovalute: il nuovo token del servizio di messaggistica Telegram è stato addirittura descritto come un "atto contro la sicurezza nazionale".