Il cryptojacking è più diffuso dei ransomware, afferma uno studio pubblicato da Kaspersky Labs

In un resoconto pubblicato in data 27 giugno, la società di sicurezza informatica Kaspersky Labs scrive di aver notato un notevole declino nel numero di ransomware in rete, ma un altrettanto considerevole aumento di casi di cryptojacking.

Secondo la compagnia, i miner di criptovalute stanno diventando sempre più popolari grazie alla "maniera semplice e discreta con la quale è possibile generare denaro, a discapito gli utenti":

"Al posto di un unico, grosso pagamento ottenuto grazie ad un ransomware, i criminali informatici preferiscono adottare la tattica del mining, che offre un flusso di fondi incospicuo, stabile e continuo".

In particolare, lo studio compara i dati raccolti da marzo ad aprile di quest'anno a quelli del 2017, scoprendo che il numero di utenti colpiti da ransomware è diminuito di circa il 30%, mentre la quantità di macchine infettate da miner di criptovalute è aumentata del 45%. Un simile resoconto, pubblicato questa settimana da McAfee Labs, mostra che nel primo trimestre del 2018 l'utilizzo di malware per il cryptojacking è cresciuto del 629% rispetto ai tre mesi precedenti.

Kaspersky Labs sottolinea inoltre che "i casi di ransomware più rilevanti" dell'ultimo anno sono stati WannaCry e Badrabbit: entrambi richiedevano un pagamento in Bitcoin (BTC) per sbloccare le macchine infette.

Episodi del genere vengono registrati continuamente in ogni angolo del pianeta. In Giappone, questo mese la polizia ha aperto un'indagine su un caso di cryptojacking che sfrutta Coinhive, celebre software per il mining di Monero. A maggio, un malware era riuscito ad infettare oltre mezzo milioni di computer in appena tre giorni.