Kraken si unisce a Coinbase nel controbattere alle "dannose" supposizioni del rapporto del Procuratore Generale di New York

Un altro importante exchange di criptovalute statunitense ha criticato il rapporto del procuratore generale di New York, dopo aver scelto di non rispondere a una richiesta di informazioni volontarie.

L'exchange californiano Kraken si è infatti unito a Coinbase nel denunciare alcuni aspetti del rapporto di Barbara Underwood.

Menzionando più volte che Kraken "si è rifiutata" di fornire alcune informazioni, Underwood, secondo quanto riferito dall'exchange, sembra suggerire che la società abbia qualcosa da nascondere, come se stesse supponendo che l'exchange eroghi illegalmente servizi ai residenti dello stato di New York senza possedere una licenza BitLicense.

"Dobbiamo... contestare l'ipotesi altamente dannosa e per niente professionale secondo cui 'potremmo' operare illegalmente. Abbiamo già dichiarato che non operiamo a New York", hanno scritto i funzionari della società su Twitter.

Poco prima, Coinbase ha rimproverato ad Underwood di aver "segnalato erroneamente" che il 20% del volume dei trade dell'exchange arrivasse dallo staff stesso.

Nonostante Kraken non fosse l'unica società a non voler divulgare le proprie informazioni, pare che Underwood abbia preso di mira il comportamento dell'exchange, descrivendolo "allarmante".

"L'Ufficio del Procuratore Generale non ha potuto rivedere le pratiche e le procedure delle piattaforme non partecipanti (Binance, Gate.io, Huobi, e Kraken) per quanto riguarda il trading manipolativo o abusivo", si legge in una nota del rapporto.

"Tuttavia, la risposta pubblica della piattaforma Kraken è allarmante. Mentre annunciava la decisione della compagnia di non partecipare all'iniziativa, Kraken ha dichiarato che la manipolazione del mercato 'non ha importanza per la maggior parte dei trader di criptovalute', pur ammettendo che 'le truffe nell'industria sono dilaganti'. "

La diatriba ha attirato anche la partecipazione del cofondatore di Ethereum Vitalik Buterin.

"È difficile dimostrare il contrario", ha scritto l'exchange in risposta.

"Ovviamente, operiamo legalmente. Noi non serviamo l'area di NY e quindi non possiamo operare illegalmente a New York. Le leggi in altre giurisdizioni possono variare, ed è un problema globale complesso".