La società di consulenza McKinsey mette in dubbio la reale utilità della tecnologia blockchain

Secondo un post pubblicato il 4 gennaio dalla famosa società di consulenza finanziaria McKinsey & Company, ci sarebbero "poche prove" della concreta utilità della tecnologia blockchain.

McKinsey è stata fondata nel 1926 e nel 2018 ha registrato un fatturato di oltre 10 miliardi di dollari, con oltre 27.000 dipendenti in tutto il mondo.

L'articolo, scritto da tre partner di McKinsey, osserva che "le prove che esistano effettivamente degli utilizzi pratici della tecnologia blockchain scarseggiano", spiegando:

"La blockchain deve ancora diventare il 'punto di svolta' che alcuni si aspettavano [...] data la quantità di denaro e il tempo speso, [...] i risultati concreti ottenuti sono ben pochi."

Inoltre, il post sostiene che "il tumultuoso percorso di sviluppo della blockchain non è del tutto sorprendente [poiché] è una tecnologia infantile e relativamente instabile, costosa e complessa".

Il post prosegue spiegando che secondo l'ipotesi del ciclo vitale, l'evoluzione di qualsiasi prodotto può essere suddivisa in quattro fasi: fase pionieristica, fase di crescita, fase di maturazione e fase di declino.

Blockchain life-cycle stage by market size

Ciclo di vita della tecnologia Blockchain secondo McKinsey & Company. Fonte: McKinsey.com

Durante la fase pionieristica, la tecnologia è al punto di partenza, e durante la seconda fase il prodotto dovrebbe decollare e avere successo. Tuttavia, secondo gli autori dell'articolo, "la fase 2 non ci sarà".

In definitiva, il post sostiene che, secondo il rasoio di Occam, ossia il principio di risoluzione dei problemi che implica che le soluzioni più semplici tendono ad essere le migliori: "i casi d'uso della blockchain nei pagamenti potrebbero essere la risposta sbagliata".

Tuttavia, McKinsey ammette che la blockchain ha un valore concreto in alcuni utilizzi di nicchia, nella modernizzazione e come semplice esercizio di stile per dimostrare la capacità di innovare.

Come segnalato di recente da Cointelegraph, il settimanale americano Time ha dedicato un articolo al "potenziale liberatorio" del Bitcoin (BTC) "come mezzo di scambio resistente alla censura".

Tuttavia, Tim May, cofondatore del movimento attivista cypherpunk e autore del manifesto "The Crypto Anarchist", scomparso di recente, credeva che il creatore del BTC Satoshi Nakamoto "sarebbe inorridito" dallo stato attuale dell'industria crypto.