Un sondaggio condotto dall'exchange indiano CoinDCX ha rilevato che la maggior parte degli investitori locali ritiene di non avere un "modo semplice" per accedere al mercato crypto. Questo nonostante nel corso dell’anno il Paese abbia eliminato il divieto imposto alle istituzioni finanziarie di fornire servizi alle aziende che operano nel settore degli asset digitali.

Secondo i dati elaborati dall’exchange, affiliato ad OKEx, il 56% degli intervistati di età inferiore ai 40 anni afferma che non esiste ancora un "modo semplice per entrare nel mercato". Questo punto di vista è condiviso anche dal 60% degli intervistati che guadagnano meno di 500.000 rupie indiane (6.700 dollari) all'anno.  

Molti segmenti della popolazione indiana citano anche la mancanza di "chiarezza legale e normativa" come il più grande ostacolo all'ingresso nel settore crypto: viene citato dal 22% degli intervistati di 40 anni o più, dal 32% dei non laureati e dal 23% degli investitori immobiliari. 

I laureati e gli intervistati di età compresa tra i 20 e i 30 anni, invece, ritengono che il maggiore ostacolo all’adozione generalizzata delle crypto sia la scarsa "conoscenza e istruzione" sul settore.  

CoinDCX ha sottoposto il sondaggio in formato digitale a più di 11.300 partecipanti, tra cui 3.512 propri clienti.

Ostacoli all'adozione delle crypto in India
Ostacoli all'adozione delle crypto in India: Sondaggio CoinDCX 

I risultati indicano che il 40% degli investitori crypto indiani provengono da uno di questi tre background professionali: IT, finanza o istruzione. 

Mentre il 12% degli intervistati che lavorano nel settore bancario ha dichiarato di possedere asset crypto, il 22% si trova d’accordo con l'affermazione per cui le valute virtuali sono un interessante investimento alternativo, suggerendo che questo potrebbe essere un settore in crescita nel Paese. 

Quasi due terzi degli investitori crypto sono lavoratori dipendenti, mentre il 12% sono autonomi e solo l'8% sono studenti. Nonostante il basso livello di diffusione tra gli studenti, l'87% degli hodlers è risultato in possesso di almeno una laurea.

È interessante notare come sono stati pochissimi gli intervistati che hanno espresso forti criticità verso il settore crypto: meno del 5% dei pensionati, dei disoccupati o dei lavoratori casalinghi afferma infatti che le criptovalute non offrano "alcuna utilità". Questa cifra scende sotto l'1% tra i laureati. 

Nel maggio di quest'anno, la Corte Suprema dell'India ha cancellato il divieto imposto alle banche di non fornire servizi finanziari alle imprese del settore: esso era stato imposto dalla Reserve Bank of India nel luglio del 2018.

Nonostante molte aziende crypto continuino a segnalare che le banche sono riluttanti a collaborare con loro, nel primo trimestre dell’anno il settore si è espanso notevolmente in India: il subcontinente è diventato un importante mercato peer-to-peer per il trading di Bitcoin, l’exchange locale Zebpay ha rivelato di voler lanciare un marketplace per non-fungible token e Binance ha inaugurato un acceleratore per progetti DeFi.