Francesco Firano, proprietario dell'exchange italiano BitGrail, è stato condannato a restituire i fondi dei propri clienti

Francesco Firano, fondatore e proprietario dell'exchange italiano di criptovalute BitGrail, è stato condannato a restituire quanti più fondi possibili ai propri clienti. Il resoconto del tribunale è stato recentemente pubblicato sulla pagina Bit Grail Victims Group di Medium.

"La corte stabilisce che sia BitGrail che il Sig. Firano debbano dichiarare bancarotta", è possibile leggere all'interno del documento. "E autorizza il sequestro di svariati beni appartenenti al Sig. Firano."

Pare che le autorità abbiano già confiscato beni per un valore di oltre un milione di dollari, compresa l'automobile dell'uomo. Il resoconto spiega inoltre che "milioni di dollari in criptovalute sono stati sequestrati dai conti dell'exchange BitGrail, e spostati in conti gestiti da fiduciari selezionati dal tribunale."

"È stato l'exchange BitGrail che, a causa di un difetto software, ha effettuato molteplici richieste al nodo e permesso ai fondi di abbandonare il wallet. Non è stata la rete Nano a consentire prelievi multipli. Inoltre, l'exchange conservava i propri fondi in criptovaluta Nano all'interno di un 'hot wallet', compromettendone la sicurezza."

Già nel luglio del 2017, 2,5 milioni di Nano erano stati sottratti dall'exchange: pare che Firano fosse a conoscenza dell'accaduto, in quanto aveva scritto su Twitter che gli account coinvolti erano stati inseriti nella lista nera della piattaforma. Tuttavia nell'ottobre dello stesso anno erano stati rubati altri 7,5 milioni di Nano.

A dicembre Firano ha poi convertito il wallet centrale in un cold wallet, e l'attività dell'exchange è divenuta discontinua. Fra il 2 e il 5 febbraio dello scorso anno, hanno scoperto gli inquirenti, l'uomo aveva inoltre depositato circa 230 Bitcoin (BTC) all'interno del proprio conto personale su un exchange, pochi giorni prima dell'annuncio del furto su BitGrail.

Questa storia aveva iniziato ad attirare le attenzioni della comunità internazionale proprio a febbraio, quando Firano chiese agli sviluppatori di Nano di alterare i registri della blockchain con una hard fork, così da ripristinare i fondi rubati.