Nonostante alcuni analisti promuovano le criptovalute come una copertura contro i mercati tradizionali, secondo uno studio effettuato dal chief economist di Coinbase gli asset digitali condividono oggi un profilo di rischio simile a quello delle materie prime, come petrolio e gas, e dei titoli tecnologici e farmaceutici.
L'osservazione proviene da un blog post pubblicato mercoledì da Cesare Fracassi, chief economist di Coinbase, in cui si denota che la "correlazione tra i prezzi delle azioni e quelli dei cripto-asset sia aumentata in modo significativo" a seguito della pandemia del 2020.
"Nonostante i rendimenti di Bitcoin siano stati mediamente non correlati con l'andamento del mercato azionario durante il primo decennio della sua esistenza, la correlazione è aumentata drasticamente dall'inizio della pandemia COVID", dichiara Fracassi, aggiungendo:
"In particolare, i crypto asset condividono oggi profili di rischio simili a quelli dei prezzi delle materie prime petrolifere e dei titoli tecnologici".
L'economista ha fatto riferimento al rapporto mensile di maggio, rilevando che Bitcoin (BTC) ed Ether (ETH) registrano una volatilità simile a quella di materie prime, come il gas naturale e il petrolio, con oscillazioni tra il 4% e il 5% su base giornaliera.
I prezzi mutano quando cambiano le prospettive. Ad esempio, quando le crypto sono esplose dal 2017 al 2022 hanno rispecchiato un outlook più roseo grazie alla maggiore partecipazione di investitori istituzionali e retail ed alle basi del web3 che diventano più evidenti. (3/5)
Dal 2020, la correlazione tra criptovalute e mercato azionario è aumentata, e con i recenti movimenti di mercato possiamo osservare come il mercato si aspetti che i crypto asset siano sempre più correlati con il resto del sistema finanziario in futuro. (4/5)
Since 2020, the correlation between crypto and the stock market has risen and with recent market movements we see how the market expects crypto assets to become more and more intertwined with the rest of the financial system in the future. (4/5)
— Cesare Fracassi (@CesareFracassi) July 5, 2022
Secondo la ricerca, Bitcoin, spesso definito come l'oro digitale, ha un profilo molto più rischioso rispetto alle controparti reali in metallo prezioso, che siglano una volatilità giornaliera più vicina all'1% e al 2%.
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L'economista ha affermato che il titolo più appropriato per il confronto con Bitcoin in termini di volatilità e di capitalizzazione di mercato sia il produttore di auto elettriche Tesla.
Ether, invece, è più paragonabile al produttore di auto elettriche Lucid e all'azienda farmaceutica Moderna, in base alla capitalizzazione ed alla volatilità.
Secondo Fracassi, i crypto asset presentano un profilo di rischio molto simile a quello degli asset class tradizionali, come i titoli tecnologici:
"Ciò suggerisce che il mercato si aspetti che i crypto asset diventino sempre più correlati con il resto del sistema finanziario, e quindi siano esposti alle stesse forze macroeconomiche che muovono l'economia mondiale".
Fracassi ha aggiunto che circa due terzi del recente calo dei prezzi delle criptovalute siano il risultato di fattori macro, come l'inflazione e l'incombente recessione. Un terzo del calo delle criptovalute potrebbe essere attribuito ad un semplice indebolimento delle prospettive relative al mercato crypto.
Gli esperti crypto considerano il fatto che il crollo sia guidato da fattori macro come un segnale positivo per il settore.
La scorsa settimana Erik Voorhees, cofondatore di Coinapult e CEO e fondatore di ShapeShift, ha ribadito su Twitter che considera l'attuale crollo come il meno preoccupante, in quanto si tratterebbe del primo crollo "risultato di fattori macro, al di fuori della sfera crypto".
Il collaboratore di Alliance DAO, Qiao Wang, ha espresso pareri simili su Twitter, illustrando che i cicli precedenti siano stati causati da fattori "endogeni", come il fallimento di Mt. Gox nel 2014 e lo scoppio della bolla delle initial coin offering (ICO) nel 2018.