La Sottocommissione sulle Politiche Monetarie del Congresso degli Stati Uniti ha recentemente discusso dei problemi legati al settore delle criptovalute. Durante l'incontro, intitolato "The Future of Money: Digital Currency", è stato anche affrontato l'argomento della distribuzione di criptovalute da parte delle banche centrali, e se queste istituzioni dovrebbero o meno introdurre le proprie CBDC.

Riguardo a questo tema, Rodney Garratt, professore d'economia alla University of California, ha affermato che in futuro le banche dovranno scegliere se "smettere completamente di offrire strumenti di pagamento per il grande pubblico", oppure adottare una sorta di alternativa digitale, la quale non sarebbe altro che "una qualche forma di criptovaluta".

A tale affermazione Alex Pollock, membro dello R Street Institute, ha risposto che "avere una moneta digitale distribuita da una banca centrale è una delle peggiori idee finanziarie degli ultimi anni". Secondo l'uomo infatti una valuta del genere non farebbe altro che incrementare le dimensioni, l'influenza e il potere delle banche: se anche la Federal Reserve dovesse adottare ufficialmente una CBDC, questa diverrebbe "un opprimente stanziatore di credito nell'economia e nel sistema finanziario degli Stati Uniti". Ha poi continuato:

"Possiamo affermare con sicurezza che l'allocazione dei crediti diverrebbe fortemente politicizzata, a scapito dei contribuenti".

Anche nel caso in cui il denaro tradizionale venisse digitalizzato, spiega Pollock, la sua natura rimarrebbe inalterata: verrebbe comunque distribuito da una banca centrale. Non si trasformerebbe pertanto di una valuta privata come il Bitcoin.

Quando Andy Barr, presidente della Sottocommissione, ha invece chiesto se le criptovalute possano essere utilizzare in sostituzione del denaro, Garratt ha affermato che "in termini di idea concettuale" le monete digitali sono "in qualche misura" una forma di valuta. Tuttavia al momento non fungono da strumento efficace di scambio a causa della forte volatilità dei prezzi: se in futuro questa instabilità dovesse ridursi, e il tasso d'adozione aumentare, le "persone potrebbero iniziare ad utilizzarle per le transazioni".

Roger Williams, vicepresidente della Sottocommissione, ha poi chiesto quali sono, secondo i partecipanti al dibattito, i principali ostacoli che tale tecnologia dovrà superare prima di essere adottata in maniera più ampia. A questa domanda, Norbert Michel, direttore del Center for Data Analysis della Heritage Foundation, ha risposto che al momento l'imposta sulle plusvalenze rappresenta l'inconveniente principale, a causa della complessità del processo di tracciamento di guadagni e perdite.

Michel evidenzia inoltre l'importanza di un approccio normativo estremamente cauto: a suo parere gli organi di regolamentazione non dovrebbero implementare leggi troppo severe soltanto perché le criptovalute possono essere utilizzate per attività illecite:

"Si, è vero che i criminali hanno usato il Bitcoin, ma è anche vero che i criminali hanno usato aerei, computer e automobili. Non dovremmo criminalizzare questi strumenti solo perché sono stati utilizzati per attività illecite".

Il deputato Brad Sherman ha invece mantenuto la propria posizione fortemente negativa nei confronti di questo settore, affermando che negli Stati Uniti l'acquisto e la vendita di criptovalute andrebbero assolutamente vietate.