La Initial Coin Offering (ICO) di Ethereum, uno degli eventi più importanti nella storia delle criptovalute, ha avuto inizio il 22 luglio 2014: poco più di 10 anni fa. La ICO è durata 42 giorni, fino al 2 settembre, e permetteva ai partecipanti di acquistare 2.000 Ether (ETH) al prezzo di 1 Bitcoin (BTC).
Cointelegraph ha discusso con Nick Johnson – lead developer dell'Ethereum Name Service (ENS) ed ex membro della Ethereum Foundation – di come Ethereum abbia cambiato per sempre la sua vita e il mondo delle criptovalute:
"Ha segnato un enorme cambiamento nel modo in cui consideriamo le criptovalute e la blockchain: sebbene la EVM [Electron Virtual Machine] di Bitcoin abbia alcune funzionalità programmabili, è piuttosto limitata per design. Ethereum sviluppa davvero l'idea di una blockchain Turing-complete a scopo generale."
Con Ethereum sono arrivati anche gli smart contract, che offrono un grado di programmabilità estremamente elevato:
"Basta osservare il gran numero di applicazioni che non erano nemmeno previste quando Ethereum era stato originariamente progettato, come gli NFT o l'ENS, oppure tutti i market maker automatizzati e cose del genere. [...] Tutte queste cose sono state rese possibili solo perché la Ethereum Foundation e Vitalik hanno costruito una blockchain a scopo generale, piuttosto che qualcosa di esclusivamente incentrato sullo scambio di valore."
Perché Ethereum è speciale?
Prima della ICO di Ethereum, le altre criptovalute tendevano a essere semplici variazioni di Bitcoin. Ad esempio, Litecoin (LTC) è nato come clone di Bitcoin con una versione leggermente modificata del codice.
Fin dall'inizio, Ethereum puntava a fare qualcosa di diverso. Cointelegraph ha chiesto a Johnson come si sarebbe evoluto il settore crypto, se Ethereum non fosse mai stato sviluppato:
"A un certo punto, qualcuno avrebbe certamente costruito qualcosa di simile. Ma Ethereum ha preso parecchie decisioni tecniche molto intelligenti fin dall'inizio. Basta vedere le numerose di chain compatibili con Ethereum per capire l'enorme influenza che ha avuto sullo sviluppo del settore. [...] Credo che Ethereum abbia fatto progredire le cose molto più velocemente di quanto avrebbero fatto altrimenti."
Il primo incontro con Ethereum
Johnson ha raccontato di come abbia scoperto Bitcoin nel 2014, iniziando a comprare e vendere l'asset. Era rimasto affascinato dalle criptovalute, ma al tempo stesso "un po' deluso dalle loro limitazioni. [...] Quello che mi interessava davvero era la parte 'programmabile' del denaro programmabile."
Qualche anno più tardi, il percorso di Johnson lo avrebbe fatto nuovamente avvicinare al settore crypto:
"Nel 2016 – all'epoca lavoravo per Google – sono stato contattato da una grande società di servizi finanziari. Volevano sapere se mi sarebbe piaciuto lavorare per loro su questa cosa chiamata 'Ethereum'."
Johnson partecipò al colloquio ma non accettò l'offerta di lavoro, in quanto "non particolarmente interessante." Rimase tuttavia affascinato da Ethereum:
"Ho iniziato a giocherellare con Ethereum e molto rapidamente mi sono appassionato: ho iniziato a costruire librerie Ethereum Solidity e così via. Nel giro di un paio di mesi sono stato contattato dalla Ethereum Foundation, che mi ha chiesto se volevo sostenere un colloquio: ho colto l'opportunità al volo."
Il famigerato hack della DAO di Ethereum
I primi anni di Ethereum non sono stati privi di controversie. Nel 2016, Ethereum ha lanciato la sua Decentralized Autonomous Organization (DAO), raccogliendo 150 milioni di dollari. La DAO era stata concepita come un fondo di capitale di rischio per contribuire alla crescita e alla costruzione della rete Ethereum: inizialmente l'iniziativa fu un grande successo, ma a meno di tre mesi dal suo lancio la DAO subì un attacco hacker che portò al furto di 60 milioni di dollari.
È un evento che Johnson non dimenticherà mai: "È stato un episodio particolarmente memorabile per me, perché l'hack è avvenuto di venerdì e io avrei iniziato a lavorare per la Foundation il lunedì successivo."
Per contrastare il furto, nel luglio del 2016 la rete Ethereum effettuò un hard fork, riportando l'intero network al suo stato pre-hack. Ma non tutti erano d'accordo con il fork, dando vita a due chain in competizione tra loro: Ethereum (che accettò il fork) ed Ethereum Classic (che invece lo rifiutò).
Fu un periodo di grande stress e incertezza, racconta Johnson:
"È stata una vera e propria prova del fuoco. [...] Al tempo eravamo consapevoli che l'hack era stato causato da una falla in uno smart contract. Ma il settore crypto era ancora giovane, e temevamo che le persone avrebbero potuto interpretare il fork come una sorta di referendum sul sistema nel suo complesso."
Ma il tempo guarisce tutte le ferite. Nel 2024, l'hack della DAO di Ethereum è qualcosa di cui nessuno parla più.
I primi giorni e la nascita di ENS
Johnson è entrato a far parte della Ethereum Foundation in un periodo particolarmente caotico, ma le cose sono presto tornate alla normalità. Johnson racconta di aver lavorato con il team Swarm, che ha sviluppato un sistema di archiviazione decentralizzata dei dati, e con Go Ethereum, un'interfaccia che si relazionava con il linguaggio di programmazione Go.
L'interesse di Johnson per l'infrastruttura di Internet lo avrebbe poi portato a creare l'Ethereum Name Service, inizialmente basato sul Domain Name System (DNS) di Internet:
"La prima iterazione del progetto era completamente diversa da quella che poi abbiamo effettivamente lanciato. Era molto più simile al DNS, si basava su quell'infrastruttura. [...] Abbiamo imparato molto su cosa funziona meglio con la blockchain, e abbiamo ristrutturato il progetto in modo da adattarlo più efficacemente agli smart contract di Ethereum."
Il futuro di Ethereum
Ethereum è oggi molto più maturo rispetto a dieci anni fa. Nel 2022 la rete è passata da un sistema di consenso Proof-of-Work a uno Proof-of-Stake. Nel marzo del 2024 è stato lanciato l'aggiornamento Dencun, riducendo i costi di transazione sul Layer-2.
Cointelegraph ha chiesto a Johnson come, a suo parere, si evolveranno Ethereum e l'Ethereum Name Service nei prossimi anni. Per entrambi, l'attenzione è rivolta su L2 e scalabilità:
"L'ENS ha recentemente annunciato la sua roadmap per i Layer-2, perché riteniamo che le soluzioni L2 siano ormai abbastanza mature da poterci costruire sopra. Ma dobbiamo garantire che funzioni con tutte le chain e che preservi tutte le funzionalità."
Gli obiettivi dell'Ethereum Name Service sono pertanto "più o meno gli stessi" della rete Ethereum nel suo complesso, ha dichiarato Johnson, che prevede un futuro ancora più brillante per la blockchain man mano che la scalabilità della rete migliora.