Il presunto gestore di BTC-e Vinnik inizierà lo sciopero della fame per "ottenere un processo equo"

L'avvocato di Alexander Vinnik, il presunto gestore dell'exchange di criptovalute BTC-e, ha dichiarato che il suo assistito farà uno sciopero della fame questo lunedì. A riportarlo è il quotidiano di stato russo TASS.

Secondo Timofey Musatov, il capo degli avvocati che rappresentano Vinnik, la ragione data per lo sciopero della fame è che "[Vinnik] è stato privato del diritto alla difesa in Francia e, successivamente, in Grecia." L'avvocato ha anche osservato che "il mandato di arresto europeo [emesso in Francia] è scaduto."

Nel 2017, la corte suprema greca ha deciso di estradare Vinnik negli Stati Uniti, dove è accusato di riciclaggio di denaro e frode. A giugno, un tribunale greco ha deciso di estradare Vinnik in Francia. La Corte Suprema greca ha discusso l'estradizione di Vinnik in Francia il 19 novembre, ma ha rinviato la sentenza al 29 novembre, come riporta il TASS.

Secondo il TASS, Musatov accusa anche il giudice della Corte Suprema greca di aver ignorato lui e il suo team:

"Il giudice della Corte Suprema greca ignora completamente il lavoro degli avvocati, che non possono nemmeno presentare una petizione. Non dà loro l'opportunità di parlare o fare qualcosa."

L'avvocato ha affermato che "se non ci sarà un processo equo, sarà inevitabilmente deportato negli Stati Uniti passando per la Francia, dove otterrà molto probabilmente un ergastolo, che equivale alla morte".

Ha poi ulteriormente chiarito il ragionamento di Vinnik affermando che "dopo aver analizzato la sua situazione, Alexander si è reso conto che avrebbe potuto provare ad ottenere un processo equo o morire".

Il capo della squadra di avvocati ha spiegato che il suo assistito "ha capito di non avere altre opzioni, e ha perciò deciso di fare uno sciopero della fame lunedì per protestare contro questa situazione".

Secondo Musatov, Vinnik arrivò a questa conclusione quando il suo avvocato greco, Zoe Konstantopoulou, dichiarò "apertamente" che "il tribunale non avrebbe trattato nessun cittadino greco o di un paese membro dell'Unione nello stesso modo in cui sta trattando Alexander, solo perché di nazionalità russa".

Come segnalato questa settimana da Cointelegraph, Konstantopoulou ha anche accusato la Corte Suprema greca di aver violato i diritti del suo assistito rifiutandosi di fornire delle traduzioni dei documenti processuali.