Google, Facebook e Twitter stanno vietando gli annunci pubblicitari di criptovalute e ICO, c'è motivo di preoccuparsi?

Le principali piattaforme di social media, tra cui Facebook, Instagram e Twitter, hanno recentemente vietato gli annunci pubblicitari di criptovalute e Initial Coin Offering (ICO), e Google introdurrà simili misure a giugno. La prima società a farsi avanti è stata Facebook, affermato che tali annunci sono correlati a "pratiche promozionali ingannevoli" e stabilendo un precedente per gli altri giganti dei social media.

Ciò ha certamente causato qualche danno al mercato. Non solo ha privato i player del settore di alcuni strumenti promozionali, ma ha anche contribuito alla stigmatizzazione delle criptovalute nel loro complesso. Tuttavia, c'è sempre un lato positivo: alcuni esperti sostengono che questa repressione potrebbe effettivamente portare alla legittimazione del settore.

Cronologia dei ban pubblicitari

Il 30 gennaio Facebook ha pubblicato un post sul blog in cui annunciava che avrebbe vietato gli annunci pubblicitari che utilizzano "pratiche promozionali ingannevoli o fuorvianti", riferendosi specificamente alle ICO e alle criptovalute. Rob Leathern, Product Management Director di Facebook, ha spiegato:

"Vogliamo che le persone continuino a scoprire e a conoscere nuovi prodotti e servizi attraverso le pubblicità di Facebook senza temere truffe o inganni. Detto questo, ci sono molte aziende che pubblicizzano opzioni binarie, ICO e criptovalute che attualmente non operano in buona fede. "

Il ban è stato "intenzionalmente ampio", il che significa che il colosso dei social media ha deciso di rimuovere tutti gli annunci che avevano a che fare con le criptovalute dalle sue piattaforme (Facebook, Instagram e Audience) per poi scoprire come individuare quelli che sono effettivamente "ingannevoli". Alcune fonti del settore suggeriscono che Facebook aspetterà che gli organismi di regolamentazione statunitensi adottino politiche definite, pratica che potrebbe richiedere parecchi mesi.

In effetti, le misure di Facebook sembravano coincidere con l'annuncio della Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti di dicembre, che riguardava gli investimenti di criptovalute e le ICO. In quella dichiarazione, il presidente della SEC Jay Clayton riconosceva l'aumentare di "frodi e manipolazioni" in tali mercati. Inoltre, Clayton avvertiva gli investitori che nessuna delle ICO era registrata presso la SEC.

Essenzialmente, Facebook ha creato un precedente per altre grandi aziende tecnologiche, e Google ha subito seguito le sue orme. Il 14 marzo, subito dopo la pubblicazione di segnalazioni da parte di inserzionisti in merito a sospensioni e chiusure dei loro account AdWords (che Google negò), la società ha annunciato che rimuoverà tutti gli annunci pubblicitari relativi alle criptovalute (ICO, exchange, wallet ecc. ) a giugno. Le misure verranno applicate alle ricerche di Google, alle piattaforme di proprietà di Google, come YouTube, e alle pubblicità mostrare sui siti di terze parti. Questa settimana, la società ha anche annunciato che rimuoverà le estensioni di mining di criptovalute dal Chrome Web Store.

Scott Spencer, Director of Sustainable Ads di Google, ha spiegato i motivi del ban a CNBC:

"Non abbiamo una sfera di cristallo per sapere quale sarà il futuro delle criptovalute, ma abbiamo già individuato abbastanza pericoli per i consumatori, e quindi è un'area che vogliamo trattare con la massima accortezza."

Il 26 marzo, Twitter ha confermato che avrebbe seguito Facebook e Google nel reprimere le pubblicità relative alle criptovalute. Il divieto riguardava gli annunci di ICO e vendite di token, ma includeva anche gli exchange e i wallet, a meno che non fossero compagnie pubbliche e quotate sui principali mercati azionari.

"Sappiamo che questo tipo di contenuto è spesso associato a inganni e frodi, e stiamo implementando proattivamente diverse misure per impedire che queste avvengano", ha spiegato la società a Bloomberg.

Dei report recenti hanno anche confermato che Snap Inc., la società dietro Snapchat, stava bloccando le pubblicità per le vendite di token da febbraio, anche se non si sa ancora cosa intenda fare con gli altri tipi pubblicità relative alle criptovalute.

A questo punto, tutte le principali piattaforme di social media hanno annunciato (o hanno già implementato) restrizioni sugli annunci di criptovalute e ICO. Vale la pena notare che Facebook e Twitter controllano circa il 60-70% del mercato delle pubblicità online.

Il ban delle pubblicità si fa sentire sui mercati

Anche se poco dopo l'annuncio di Facebook del 30 gennaio il prezzo di Bitcoin è crollato da circa 10.166$ a 6.914$ entro il 5 febbraio, è riuscito a tornare ancora più forte di prima: il 20 febbraio ha raggiunto gli 11.228$

Il 14 marzo, dopo l'annuncio di Google, è rapidamente tornato sotto gli 8.000$, perdendo circa il 9% del suo valore.

Il 29 marzo, in seguito all'annuncio di Twitter del 26, il suo valore è sceso al di sotto dei 7.500$, causando un'altra settimana deprimente per i trader.

"Death cross": media mainstream e reazione pubblica

Alcuni media mainstream, tra cui la CNBC, hanno soprannominato i cali di prezzo con l'etichetta "death cross", sottintendendo che la media dei movimenti a breve termine di Bitcoin stava per scendere sotto la media a lungo termine. Ciò ha contribuito a generare del panico, anche se gli utenti di Reddit hanno mantenuto la calma, anche quando il "death cross" è realmente accaduto il 30 marzo. Alcuni hanno fatto commenti sarcastici come "Sì, l'abbiamo attraversato. Ora siamo tutti morti", mentre altri hanno discusso la questione più seriamente: molti erano d'accordo sul fatto che si trattava semplicemente di un indicatore ritardatario. Alcuni utenti hanno osservato che Bitcoin aveva superato le cosiddette "croci mortali" già tre volte prima di allora.

Gli utenti si sono rivolti direttamente anche al CEO di Twitter Jack Dorsey, che aveva affermato che Bitcoin diventerà l'unica valuta del mondo entro un decennio solo una settimana prima di introdurre il divieto sulla sua piattaforma di social media: "Recentemente ho letto in un articolo che credi in Bitcoin e lo sostieni pienamente. Allora perché adesso stai seguendo i passi di Facebook e stai pianificando di rimuovere gli annunci relativi a criptovalute e ICO? "

John Ratcliff, sviluppatore di giochi, ingegnere informatico e prominente blogger di criptovalute, ha anche affermato che il calo dei prezzi non ha nulla a che fare "con il network di Bitcoin, che non è mai stato letteralmente più forte o più salutare". Invece, ha incolpato "le ICO e gli holder di altcoin che hanno venduto tutto per denaro fiat", così come i panic-seller.

Gli esperti del settore rimangono positivi nonostante l'incombente potenziale di nuovi minimi, e vari di loro pensano che il lancio del Lighting Network potrebbe rafforzare la posizione di Bitcoin.

Più che effettivamente colpite, le ICO sono state stigmatizzate

Rosemary O'Neill, CEO di Narrative, un social network basato su Blockchain che ha appena concluso la sua ICO, ha dichiarato a Cointelegraph che in realtà le vendite di token non si basano più di tanto sulle principali piattaforme di social media:

"La maggior parte dei progetti ICO è più concentrata su siti specializzati, su newsletter di nicchia, canali Telegram e server di Discord che sui grandi social network. È sempre meglio fare pubblicità in posti dove puoi trovare gente interessata, e mi dispiace Facebook, ma la comunità cripto non è proprio concentrata là."

Tuttavia, secondo O'Neill, i recenti divieti hanno effettivamente influenzato il processo di individuazione della clientela, anche se in piccola parte:

"Nel mondo dei progetti cripto/Blockchain, di solito ci sono due fasi pubblicitarie... la prima indirizzata agli investitori o agli appassionati di altcoin e vendite di token, e la seconda al target per la piattaforma effettiva. I divieti rendono solo un po' più difficile la prima di queste due fasi. "

O'Neill afferma che la sua società non ha subito perdite significative in termini di partecipanti alla vendita di token, anche se i ban sembrano rafforzare lo stigma delle criptovalute, il che certamente non aiuta: "Ha un impatto psicologico sul modo in cui l'utente medio vede le criptovalute, e abbiamo già sentito la gente dire 'beh, se Google non le consente, non devono essere nulla di buono' riferendosi a tutte le criptovalute, il che non è assolutamente vero. È davvero un peccato".

Ben Noble, socio fondatore di una società di marketing e PR denominata MarketBlok, suggerisce che dopo il ban di Google, il mercato non sarà più lo stesso. "Solo il pensiero di un ban da parte di Google ha ridotto significativamente il mercato. Gran parte del danno è già stata fatta. Tuttavia, quando arriverà il ban vero e proprio, verrà creato ulteriore attrito tra le aziende che non possono rientrare in un nuovo paradigma di marketing organico. La buona tecnologia generalmente parla da sola. Ma una strategia di marketing intelligente metterà alcune aziende Blockchain su un piedistallo".

Secondo Noble, le aziende hanno spostato le loro risorse dalle pubblicità a pagamento al marketing diretto, alle pubbliche relazioni, al giornalismo sponsorizzato e all'ottimizzazione dei motori di ricerca (SEO). "Con la diminuzione delle piattaforme a pagamento, le società Blockchain devono prendere decisioni più calcolate con il loro budget di marketing. Sfortunatamente, le improvvise repressioni hanno sbilanciato il mercato. I giornalisti stanno affogando in una cacofonia di toni, e i bot e lo spam posting sui canali social è stato accelerato".

Noam Cohen, dirigente di Fusion, conferma l'esistenza di una crescente stigmatizzazione provocata dalle repressioni dei big della tecnologia. "Ovviamente è correlata al crescente numero di ICO che si sono rivelate esser delle truffe, e all'aumento della difficoltà di discernere le società legittime da quelle "furbette", penso che la percezione pubblica di questo settore stia diventando più negativa".

Il numero attuale di ICO ha quasi del ridicolo, Cohen aggiunge:

"Ormai tutte le ICO sembrano uguali, design del sito web, conto alla rovescia, KYC [know your customer, conosci il tuo cliente] e cap di vendite, sono tutte così simili che in rete sono apparsi diversi meme che prendono in giro questa sorta di "template vincente". In effetti è stato adottato così ampiamente che, per la maggior parte del pubblico che non è abbastanza esperto per leggere i white paper, diventa ancora più difficile distinguere un buon progetto da una truffa; E l'atteggiamento di default nei confronti dei nuovi progetti non può che essere dettato da un estremo scetticismo".

Questo, a sua volta, ha spinto le piattaforme di social media a impegnarsi a proteggere i loro utenti. "In questo clima, si può immaginare che qualsiasi pubblicità di tali nuovi progetti crei una responsabilità per i media / canali, che rischiano di venir accusati di favoreggiamento delle frodi, e che quindi adottano delle misure", afferma.

O'Neill conferma questa ipotesi, aggiungendo che anche se non è sbagliato proteggere i consumatori, le misure sarebbero potute essere meno stringenti per le imprese legittime:

"Riteniamo che questo ban generale sia una risposta impulsiva, che smorza l'entusiasmo per le rivoluzionarie tecnologie blockchain e per le criptovalute. La buona notizia è che i divieti non fermeranno le tecnologie; sarebbe come cercare di fermare la marea con un secchio".

Noble avverte che un investitore non dovrebbe valutare un'azienda solo dalla piattaforma che utilizza per farsi pubblicità. "Mi concentrerei di più sul contenuto del messaggio. Se un annuncio pubblicizza guadagni stratosferici e aspettative irrealizzabili, meglio evitarlo".

Una percentuale significativa di truffe tende a distinguersi rispetto alle ICO legittime. "Gli autori di truffe sono alla ricerca di un guadagno rapido e spesso si basano sul volume di sensibilizzazione piuttosto che sulla qualità del messaggio. Tendono a lasciare evidenti buchi logici. La regola generale è: se non capisci cosa fa un'azienda, non investirci", aggiunge Noble.

Bisogna anche studiare l'identità del team di sviluppo. Jonathan Hobbs, autore di "The Crypto Portfolio: a Commonsense Approach to Cryptocurrency Investing", afferma: "Se non riesci a trovare loro informazioni su Google o Linkedin, probabilmente non esistono".

Ma ci sono anche altri fattori: Hobbs ne mette in evidenza due particolarmente importanti: la forza del team di sviluppo dell'ICO e la cosiddetta "economia dei token".

"L'economia dei token comprende varie metriche su come l'investimento di un'ICO è strutturato per determinare il valore potenziale per l'investitore. Una semplice metrica da prendere in considerazione, ad esempio, si ottiene mettendo in relazione il prezzo del token dell'ICO alla fornitura totale di monete e alla trazione che il team di progetto ha già nel raggiungimento degli obiettivi stabiliti nella loro tabella di marcia".

Come il ban potrebbe in realtà legittimare l'industria delle ICO

Hobbs ritiene che, sul lungo periodo, la repressione normativa non sia necessariamente dannosa per il mercato delle ICO:

"Ad alcuni, la messa al bando delle pubblicità delle ICO da parte di aziende come Google, Facebook e Twitter non sembrerà una buona cosa, ma in realtà potrebbe aiutare a legittimare il settore delle ICO nei prossimi anni. Limitando la loro capacità di fare pubblicità, è più difficile per i truffatori trovare investitori che credano ai loro progetti".

Hobbs sottolinea anche che le principali società quotate in borsa non promuovono i loro servizi al pubblico attraverso le pubblicità in quanto sarebbe un "incubo normativo". Egli ritiene che "se le criptovalute e le ICO vogliono essere prese sul serio dai grandi investitori istituzionali (grandi banche, fondi pensionistici, gestori patrimoniali e così via), allora dovrebbero fare lo stesso".