In occasione della conferenza Bitcoin Amsterdam 2024, i relatori hanno evidenziato le conseguenze di vasta portata della disinformazione diffusa dalla ricerca accademica su Bitcoin.
Durante la tavola rotonda “Beyond Resistance Money”, tenutasi il secondo giorno della conferenza, gli speaker hanno affermato che le inesattezze accademiche hanno fuorviato e continuano a indurre in errore i media, contribuendo a politiche governative sbagliate ed a normative dannose.
I sostenitori di Bitcoin (BTC) hanno illustrato in dettaglio come studi errati sulle emissioni e sulle pratiche di mining di Bitcoin conducano a narrative errate nel giornalismo e nella politica.
Tavola rotonda “Beyond Resistance Money”. Fonte: Bitcoin Amsterdam 2024
Mondo accademico fallace, percezione errata da parte dell'opinione pubblica
Uno dei principali temi discussi è rappresentato dal ruolo delle ricerche accademiche fallaci nella diffusione di informazioni inesatte su Bitcoin.
Andrew Bailey, professore presso lo Yale-NUS College e senior fellow del Bitcoin Policy Institute, ha evidenziato un problema specifico in un influente documento accademico che riporta in modo impreciso i dati sulle emissioni di Bitcoin. Ha dichiarato:
“Il problema, temo, sono gli accademici. E le affermazioni errate o addirittura dannose che rilasciano su Bitcoin [...] Gli accademici si sono sbagliati su Bitcoin, ma nessuno legge queste cose. Giusto? Giusto?”.
Bailey ha sottolineato che il documento contiene un “errore di unità nel grafico” che non è stato corretto, anche se continua ad essere citato come dato di fatto. Ha inoltre evidenziato che tali errori possono influire sulla comprensione di Bitcoin da parte dell'opinione pubblica.
Giornalismo come megafono di disinformazione
Bradley Rettler, professore associato di filosofia presso l'Università del Wyoming, ha aggiunto che spesso i giornalisti non dispongono del tempo necessario per verificare o comprendere a fondo le fonti accademiche, diffondendo ulteriormente tali imprecisioni.
Secondo Rettler, il ricorso a documenti accademici da parte dei giornalisti, che potrebbero non avere le risorse per acquisire competenze in materia, contribuisce al problema:
“Così i giornalisti leggono questi articoli accademici e li traducono nel linguaggio quotidiano e il problema è che quando si parte da una stron*ata, si finisce per ottenerla”.
Regolamentazioni pregiudizievoli basate su dati errati
Craig Warmke, membro del Bitcoin Policy Institute, ha avvertito che la disinformazione comporta implicazioni reali, in particolare nel campo della politica:
“I politici e le autorità di regolamentazione non hanno il tempo di consultare i documenti accademici, quindi consultano la stampa e ciò ha portato ad alcuni attacchi al mining di BTC, al self-custodial e alla privacy finanziaria”.
Warmke ha dichiarato che tale modello ha provocato proposte di legge restrittive, “in particolare in Svezia, volte a tassare l'industria del mining di BTC fino a farla scomparire”.
Ha inoltre dichiarato che è in atto un “attacco agli sviluppatori di software che lavorano su tecnologie che promuovono la privacy finanziaria”.
“Si tratta di questioni serie. Il problema si è esteso al giornalismo, alla politica, all'applicazione della legge e alle autorità di regolamentazione, nonché alla cattiva ricerca su BTC e il mondo accademico è in gran parte responsabile, così come l'assenza di ricerca”.
Warmke conclude suggerendo che mentre il mondo accademico ha storicamente contrastato Bitcoin, è giunto il momento per loro di iniziare a sostenere la criptovaluta.
Traduzione a cura di Walter Rizzo