Tra l'11 e il 12 gennaio il prezzo di Bitcoin è sceso del 6,8%, confermando la teoria avanzata dai ribassisti che prevedevano un evento sell-the-news a seguito dell'approvazione di un fondo negoziato in borsa (ETF) spot. L'evento tanto atteso si è verificato al termine di un rally del 75% nei 90 giorni che hanno preceduto la negoziazione iniziale dell'11 gennaio. Ciò spiega in parte la mancanza di entusiasmo e la successiva correzione del prezzo fino a 43.180$.
Gli operatori si interrogano ora sul fatto che gli investitori stiano diventando ribassisti alla luce dei molteplici tentativi falliti di superare i 47.000$ nell'ultima settimana. Da un lato, c'è una certa logica dietro questo timore: i market maker e le whale che hanno cercato di anticipare gli emittenti dell'ETF spot acquistando prima del lancio potrebbero essere costretti a vendere in perdita, se tale ipotesi è valida. Inoltre, i miner di Bitcoin (BTC) potrebbero sentirsi costretti a vendere alcune delle loro partecipazioni, considerando che mancano meno di 100 giorni all'halving.
Indipendentemente dalla redditività del mining di Bitcoin, un taglio del 50% della sovvenzione per blocco inciderà significativamente sui margini. Secondo Bitcoin News, il deflusso dei miner ha raggiunto un massimo di sei anni, con 1 miliardo di dollari di BTC spediti agli exchange.
NEW: #Bitcoin miners' outflow hits a six-year high as more than $1B worth of #Bitcoin is sent to exchanges pic.twitter.com/Jr4VFdoCPo
— Bitcoin News (@BitcoinNewsCom) January 12, 2024
Tuttavia, come emerge da CryptoQuant, una serie di altri picchi nei trasferimenti di BTC dai miner hanno coinciso con i minimi di prezzo a giugno 2022, novembre 2022, marzo 2023 e agosto 2023. Questi dati potrebbero infondere fiducia ai rialzisti, ma potrebbero anche essere frutto di coincidenze. Non c'è alcuna logica per una relazione tra i flussi netti dei miner e il prezzo a breve termine di Bitcoin, inoltre lo stesso grafico mostra diversi casi di grandi trasferimenti senza alcun effettivo impatto sul prezzo.
Per comprendere se i trader stiano effettivamente virando al ribasso, è necessario analizzare i derivati su Bitcoin. Per cominciare, l'open interest aggregato dei futures è aumentato del 14% a 446.500 BTC dai 392.130 del 5 gennaio, il che significa che l'interesse degli investitori per le posizioni in leva non si è affievolito, né è stato influenzato negativamente dalle liquidazioni. Vale la pena sottolineare come il CME sia il leader assoluto con 135.480 contratti BTC, pari a una quota di mercato del 30%.
Occorre poi analizzare se i trader al dettaglio che utilizzano la leva finanziaria abbiano influenzato la quotazione di BTC. I contratti perpetual, noti anche come swap inversi, includono un tasso incorporato che viene tipicamente ricalcolato ogni otto ore. Un tasso di finanziamento positivo indica una maggiore domanda di leva finanziaria tra le posizioni long.
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I dati rivelano che il tasso di finanziamento dei futures su BTC si è stabilizzato a un mero 0,2% a settimana dal 4 gennaio, indicando una domanda equilibrata di leva finanziaria tra long e short. In sostanza, il recente sell-off non è stato causato da trader al dettaglio che utilizzano una leva finanziaria eccessiva, né da investitori che scommettono su un calo del prezzo.
Gli operatori possono altresì stabilire il sentiment di mercato misurando se la maggior parte dell'attività si svolge attraverso le opzioni call o le opzioni put. Un rapporto put/call di 0,70 indica che l'open interest delle opzioni put è inferiore a quello delle call, e quindi rialzista. Al contrario, un indicatore di 1,40 favorisce le opzioni put e può essere considerato ribassista.
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Negli ultimi sette giorni il rapporto put/call per il volume delle opzioni su Bitcoin si è attestato tra 0,35 e 0,65, riflettendo la minor domanda di opzioni put. Se gli investitori temessero un potenziale crollo del prezzo di BTC, tale tasso avrebbe subito un mutamento verso un rapporto più equilibrato.
Parte del calo di Bitcoin del 12 gennaio può essere ricondotto alla carenza di informazioni sul funzionamento dell'ETF spot su Bitcoin in termini di creazione, riscatto e formazione del prezzo. Per esempio, ci sono piccole differenze tra gli emittenti, quindi i dati di afflusso potrebbero ritardare di un paio di giorni. Inoltre, i trader sono diventati estremamente scettici dopo i numerosi falsi avvisi di approvazione dell'ETF e il FUD (paura, incertezza e dubbio) causato da alcuni broker che non permettono ai clienti di investire nel settore.
Inoltre, nessuno sa come apriranno gli ETF spot su Bitcoin dopo le pause del fine settimana e l'eventuale volatilità al di fuori del normale orario di mercato. Se non si dispone di informazioni e non si comprende appieno l'impatto dell'ETF, compreso l'afflusso di nuovi titoli nel settore, è probabile che i trader si lascino prendere dal panico per evitare sorprese negative, alimentando il FUD alla base della recente correzione dei prezzi.
Questo articolo non contiene consigli o raccomandazioni di investimento. Ogni mossa di investimento e di trading comporta dei rischi e i lettori devono condurre le proprie ricerche prima di prendere una decisione.
Traduzione a cura di Walter Rizzo