Nonostante l'ottima ripresa di Bitcoin (BTC), il cui prezzo è attualmente in positivo del 16% rispetto al minimo di 31.390$ raggiunto ieri, potremmo presto assistere a una nuova ondata di cattive notizie per il settore crypto.
Pare che molti grandi miner di Bitcoin abbiano deciso di cessare le proprie operazioni in Cina, in seguito ad alcune indiscrezioni secondo cui le autorità cinesi stanno pianificando ulteriori azioni repressive contro il mining di criptovalute.
Questa mattina, tre mining pool di Bitcoin hanno annunciato l'interruzione delle attività. BTC.TOP, che nell'ultima settimana ha rappresentato circa il 2,5% dell'hash rate complessivo del network, ha svelato la propria volontà di chiudere i battenti in Cina e di trasferire le operazioni in Nord America.
Huobi Mall, filiale del noto exchange di criptovalute Huobi, ha annunciato che non venderà più i propri dispositivi per il mining in Cina. Al tempo stesso, la società di mining HashCow ha comunicato che per il momento cesserà l'acquisizione di nuove mining rig.
Il 21 maggio, le autorità di Hong Kong hanno annunciato l'imminente introduzione di un divieto per il trading retail di criptovalute, consentendo soltanto agli investitori accreditati – con un patrimonio netto di almeno un milione di dollari – di svolgere tale attività.
Inoltre, la scorsa settimana tre importanti associazioni di categoria cinesi hanno rilasciato degli avvertimenti coordinati contro gli investimenti in crypto. Nella regione della Mongolia Interna sono state persino create delle linee telefoniche dirette tramite le quali i cittadini possono segnalare potenziali attività di mining illecite.
L'hash rate di Bitcoin, un parametro che misura la potenza di calcolo complessiva della blockchain, è diminuito del 30% a seguito della recente ondata di avvertimenti dalla Cina: da 171 EH/s ad appena 118 EH/s. Potrebbe essere una dimostrazione del fatto che i miner stanno abbandonando Bitcoin a causa delle ostilità governative, oppure che semplicemente stiano passando a criptovalute più remunerative dopo il crollo del prezzo di BTC.
Bisogna tuttavia sottolineare che le azioni repressive contro le criptovalute in Cina non rappresentano affatto una novità, nonostante le notizie degli ultimi giorni abbiano scatenato il panico nei mercati: tecnicamente, il trading di Bitcoin in Cina è illegale sin dal 2017.
Sebbene il FUD cinese e i recenti tweet di Elon Musk vengano considerati i principali motivi del recente crollo delle crypto, il cui market cap è diminuito di un miliardo di dollari in meno di due settimane, non bisogna dimenticare quanto il settore sia cresciuto in pochissimi mesi: che prima o poi avvenisse una correzione è del tutto normale.