Sette miliardi e oltre: tanto è il denaro scivolato nelle tasche delle piattaforme di crypto-trading soltanto nell'ultimo anno. Di tale cifra, oltre la metà è andata a Binance.
E se vi dicessimo che, nel prossimo futuro, questo denaro potrebbe essere vostro? Questo è proprio uno degli obiettivi della DeFi: creare un mercato non più dominato da una solo player, ma in cui ogni utente può ritagliarsi il proprio spazio e portarsi a casa una fetta di questa grande torta.
Prima di entrare nei dettagli di questa opportunità, va precisata una cosa: ad oggi, piattaforme come Binance e simili rimangono essenziali per il mercato delle criptovalute. Affinché questo mondo diventi la casa di miliardi di persone, serve un'infrastruttura solida... che non si inceppi se una mattina Elon Musk decidesse di cambiare il logo di Twitter con quello di Dogecoin, spingendo l'intero pianeta a premere il tasto "compra" nella speranza di diventare ricchi. Gestire miliardi di utenti e bilioni di dollari non è semplice, richiede tanto lavoro e investimenti. Quindi ben venga che il mercato cresca e sia profittevole, poiché spinge un maggior numero di entità ad investire nell'infrastruttura, rendendola più stabile ed efficiente.
Compreso ciò, analizziamo gli aspetti che contraddistinguono le piattaforme DeFi – ovvero decentralizzate – da quelle centralizzate. Partiamo dicendo che, quando si parla di trading, la maggior parte dei volumi avviene attraverso strumenti derivati. La maggiore parte degli utenti non è infatti interessata a detenere l'asset in quanto tale, ma a trarre beneficio dalle fluttuazione del prezzo. Questo ha portato alla nascita degli strumenti derivati, tra cui i più diffusi sono i futures. Tra i vantaggi annoverati, rientra la possibilità di operare in leva, ovvero la capacità di eseguire operazioni con un capitale maggior di quello disponibile, amplificando così i guadagni ma anche i rischi.
Ciò che fa la DeFi è partire da questi presupposti, innovando tre specifiche aree.
Come è facile intuire, il primo tratto distintivo è che tutte le transazioni avvengono sulla blockchain. Si tratta di un fatto di non poco conto poiché, come già affrontato in questo precedente articolo, permette al trader di mantenere il controllo dei propri asset in ogni momento. Se per operare su una piattaforma tradizionale si deve prima depositare il proprio capitale, con tutti i rischi che ciò comporta, nella DeFi questo passaggio viene eliminato. L'utente interagisce direttamente con lo “smart contract” facendo sparire il rischio di controparte. Ovviamente il rischio di attacchi hacker è possibili truffe rimane presente, motivo per il quale bisogna fare sempre attenzione alla piattaforma decentralizzata che si utilizza.
La seconda innovazione apportata dalla DeFi è forse anche quella più interessante e profittevole, poiché introduce un'opportunità di guadagno prima del tutto assente. Si deve sapere che uno dei limiti odierni della blockchain è la difficoltà a gestire un numero elevato di transazioni contemporaneamente, aspetto non di poco conto quando si tratta di fare trading. Le piattaforme tradizionali utilizzano infatti un modello a "order book"; in altre parole, ogni utente ha la possibilità di inserire degli ordini che andranno a essere utilizzati da altri trader per comprare o vendere. Il problema di questo modello è che genera un altissimo numero di transazioni, aggravato dal recente avvento di bot automatici che in ogni istante inseriscono e modificano i propri ordini sulla base delle condizioni del mercato. Appare quindi evidente che l’attuale tecnologia blockchain è ancora troppo acerba per poter far fronte a una tale mole di transazioni, seppur siano stati fatti importanti passi avanti ed esistano già piattaforme che operano con un successo in questa direzione, si veda DYDX.
Per ovviare a questo problema è stato creato un nuovo modello di trading, non più basato sull'order book bensì sulla liquidità della piattaforma. L'esempio più famoso è quello di GMX, che permette ai propri utenti di fare da controparte mettendo a disposizione del capitale che verrà utilizzato dai trader. Come si può intuire il libro degli ordini va a sparire e la piattaforma si limita a prendere come buono il prezzo di mercato del momento, dando ai trader la possibilità di operare in leva.
L'aspetto interessante di questo modello è che l’opportunità di guadagno non è più basata solo sul fare trading, ma anche sul mettere a disposizione il proprio capitale in cambio delle commissioni. Va ricordato che questa operazione non è esente da rischi, poiché i profitti dei trader corrispondono a una perdita diretta dei fornitori di liquidità, e che il modello è ancora troppo giovane per poter essere giudicato in via definitiva. Tuttavia, è innegabile che ad oggi i risultati ottenuti siano significativi, con oltre 150 milioni di commissioni generate e un rendimento di oltre il 46% negli ultimi 7 mesi.
Infine, l'ultimo aspetto da prendere in considerazione è la distribuzione dei profitti generati dalle commissioni. Se nelle piattaforme tradizionali finiscono tutte in pancia all'azienda che mette a disposizione la piattaforma, nel mondo DeFi queste vengono redistribuite con modalità che variano a seconda del tipo di piattaforma. In questo articolo non entreremo nei dettagli di come vari la distribuzione dei profitti a seconda del caso, ciò che ci interessa comprendere è la possibilità di generare rendite passive attraverso la detenzione del token della piattaforma. Un po' come fossero i dividendi di un'azienda.
In conclusione ciò che aspettarci nel prossimo futuro è lo svilupparsi di soluzioni DeFi sempre più solide e che permettono agli utenti di catturare una fetta di quei 7 miliardi di dollari, cifra che potrebbero persino moltiplicarsi nei prossimi anni con il crescere dell'intera industria.