La Corea del Nord sfrutta regolarmente le criptovalute per aggirare le sanzioni statunitensi, rivela uno studio

La Corea del Nord fa un utilizzo sempre maggiore di criptovalute per evitare le sanzioni imposte dagli Stati Uniti: lo rivela una ricerca condotta dall'analista indipendente Lourdes Miranda e dall'avvocato Ross Delston, e pubblicata sul portale d'informazione Asia Times.

I due esperti affermano che il paese scambia regolarmente criptovalute già esistenti, e sta tentando di crearne una propria, nonostante i divieti al momento in vigore sull'utilizzo di denaro tradizionale:

"I criminali di tutto il mondo preferiscono utilizzare criptovalute, e la Corea del Nord non fa eccezione. Le monete digitali offrono inoltre alla Corea del Nord una maniera di aggirare le sanzioni degli Stati Uniti. Ci riescono grazie all'aiuto di numerosi cambiavalute internazionali e all'utilizzo incrociato di svariati servizi, rispecchiando i cicli di riciclaggio di denaro".

Miranda e Delston spiegano più nel dettaglio lo schema adoperato dalle autorità nordcoreane.

Innanzitutto il governo assolda delle persone in possesso di informazioni personali identificabili, allo scopo di aprire nuovi portafogli utilizzabili per lo scambio di criptovalute. I miner locali trasferiscono poi le proprie monete in diversi wallet europei, dove vengono trasferite continuamente per confondere i sistemi antiriciclaggioknow-your-customer.

Il processo termina con l'acquisto di Bitcoin da parte di altre persone operanti per conto della Corea del Nord. Tali monete vengono poi scambiate con altre criptovalute, come Ethereum o Litecoin, per "rompere lo schema lineare di transazioni". Nascondendo in tal modo il loro luogo d'origine, il governo della Corea del Nord può liberamente scambiare questi fondi per denaro fiat, ottenendo pertanto dollari statunitensi senza incorrere in alcuna sanzione.

I due ricercatori non hanno tuttavia indicato i volume delle operazioni da loro descritte, né hanno rivelato le fonti di tali informazioni.

Ulteriori resoconti confermano inoltre che, tra maggio e luglio dello scorso anno, la Corea del Nord abbia effettivamente tentato di generare Bitcoin. Pare tuttavia che l'iniziativa di mining non abbia ottenuto i risultati sperati, anche se non è ancora chiaro il perché.

Ultimamente numerosi paesi colpiti da sanzioni economiche internazionali si sono avvicinati al settore delle criptovalute. Quest'anno il Venezuela ha ad esempio lanciato il controverso Petro, il cui valore viene a quanto pare garantito dai barili di petrolio del paese.