Una delle accuse mosse più spesso alla DeFi è quella di essere fine a sé stessa: un ecosistema in cui si scambiano asset privi di valore, alla stregua di un’arena selvaggia buona solo per speculatori senza scrupoli. È innegabile che, per larghi tratti, la DeFi sia stata più simile a una roulette: applicazioni hackerate, rendimenti gonfiati, volatilità alle stelle e volume creato da monete di cani e gatti (o draghi, come in occasione del recente capodanno cinese).

Le cose però stanno finalmente cambiando: alle giocose monete a tema canino si stanno affiancando i titoli di stato americani, le azioni, le commodities e pure gli asset immobiliari. Si tratta di una lenta e inesorabile trasformazione guidata dall'ingresso di investitori istituzionali come Deutsche Bank o BlackRock, che riconoscono nella blockchain una tecnologia in grado di trasformare la finanza tradizionale. La prima ha infatti intrapreso una partnership con Domani Protocol, start-up dal team italiano basata a Singapore, al fine di semplificare il processo di creazione e gestione di un fondo d'investimento attraverso la blockchain. Di recente BlackRock si è spinta addirittura oltre tokenizzando un vero e proprio fondo, ovvero trasportando su blockchain asset di norma scambiati nei mercati tradizionali al fine di semplificare la gestione della proprietà e il trasferimento degli stessi.

Ricordo ancora la prima volta che usai un’applicazione DeFi: era il lontano 2017 e la parola finanza decentralizzata ancora non esisteva. Ero curioso e eccitato nel vedere i primissimi casi d'uso, ma mentirei se dicessi che non fossi scettico rispetto alla capacità di quella tecnologia di offrire qualcosa di fruibile per la gran parte del mondo. All’epoca i problemi di scalabilità, sicurezza e costo sembravano insormontabili, e la blockchain oscillava sul sottile confine tra baratro e affermazione.

Sono passati sette anni e tutto è cambiato: quello che all'epoca era solo un esperimento osteggiato dai più oggi si è guadagnato la fiducia dei più importanti enti istituzionali. E se ancora oggi i media tradizionali e alcune istituzioni continuano la loro campagna di disinformazione, la DeFi è ormai lanciata in un percorso di crescita e di possibile adozione di massa.

È impossibile dire quando questa arriverà, e nemmeno se a tutti gli effetti accadrà: il percorso è ancora lungo e le difficoltà da superare molteplici. Basti pensare come negli scorsi giorni la SEC statunitense abbia dichiarato guerra al più grande exchange decentralizzato, Uniswap, mostrando ancora una forte reticenza dall’accettare le crypto come qualcosa di assimilabile alla finanza tradizionale. Sono certo che i regolamenti faranno il loro corso, ma nel frattempo ma è innegabile che la migrazione – o come viene chiamata in gergo tecnico, la tokenizzazione – di asset reali su blockchain rappresenti una svolta epocale.

Gli RWA (Real World Assets) non sono un trend spinto dalla speculazione, ma dall'utilità. Parliamo di asset reali che possono andare dagli immobili, alle azioni, ai buoni del tesoro, fino agli oggetti da collezione o della vita quotidiana: tutto ciò che fino ad oggi ha caratterizzato il mondo reale può essere trasposto su blockchain per semplificare gli scambi, certificare la proprietà e creare un mercato liquido anche laddove fino ad oggi non lo era.

Siamo di fronte a un'autentica rivoluzione, che richiederà tempo ma che inizia ad avere contorni sempre più definiti.

Alberto Cuculachi è un imprenditore, divulgatore e professore universitario in Marketing e Business Development. Segue il mondo blockchain dal 2013, e nel 2021 ha fondato il canale YouTube DeFi Talks. Nell’ultimo anno, attraverso i suoi canali ha raggiunto più di mezzo milione di persone in oltre 100 Paesi diversi. È oggi impegnato nella creazione di contenuti formativi e strumenti utili a rendere il mondo crypto e DeFi alla portata di tutti.