Tre unità nazionali della Croce Rossa, la più grande organizzazione di volontariato dopo le Nazioni Unite, stanno progettando un sistema monetario blockchain-based per migliorare l'erogazione degli aiuti e stimolare le economie locali.

Secondo un rapporto recentemente pubblicato dalla Thomas Reuters Foundation, le società della Croce Rossa di Norvegia, Danimarca e Kenya hanno lanciato un piano di due anni per sostituire la fornitura di contanti e buoni per gli aiuti umanitari con "valute locali blockchain-based". 

Si prevede l’integrazione di 320.000 utenti

Come sottolineato dal rapporto, la Croce Rossa distribuisce annualmente 1 miliardo di dollari divisi tra contanti e buoni, destinati ai soccorsi durante le calamità o per favorire le economie locali. 

L’implementazione della blockchain, che è già stata testata in alcune parti del Kenya e dell'Etiopia, sarà funzionale al miglioramento dell’economia di quelle comunità che vivono in povertà consentendo agli utenti locali di guadagnare crediti dal lavoro, dalle vendite o dagli aiuti forniti. I crediti guadagnati potranno essere spesi attraverso una mobile app che, grazie alla tecnologia blockchain, terrà traccia di tutte le transazioni eseguite. 

A tal proposito, un rappresentante della Croce Rossa danese ha riferito a Reuters, un'agenzia di stampa britannica, che il sistema creato presenta delle similarità con M-Pesa, un servizio per il trasferimento di denaro online utilizzato in Kenya. Tuttavia, per utilizzare la piattaforma elaborata dalla Croce Rossa non è necessario che gli utenti detengano valuta fiat nazionale.

Il sistema sarà esteso in tutto il Kenya e in futuro potrebbe essere implementato anche in Malawi, Myanmar, Zimbabwe, Camerun e Papua Nuova Guinea, con l’obiettivo di raggiungere 320.000 utenti entro due anni. Paula Gil, una consulente umanitaria di Ginevra, ritiene che la tecnologia blockchain rivoluzionerà la consegna degli aiuti e rappresenterà il futuro del settore. 

Will Ruddick, il fondatore del Grassroots Economics, ha evidenziato i bassi costi necessari per gestire il programma che ammontano a circa 40.000 dollari l’anno per i server e il supporto in tutto il Kenya. A questi si aggiunge il finanziamento iniziale pari ad 1 milione di dollari da parte della Norvegia e di altri collaboratori.

Rafforzare la resilienza delle economie locali

Il progetto ha incontrato una certa resistenza da parte delle banche kenyote, che temono una riduzione della domanda dei servizi da loro offerti. 

A fronte di queste considerazioni, Ruddick ha sottolineato i vantaggi nella trasparenza e nella privacy dei dati offerti dalla blockchain. Si è inoltre espresso in merito al potenziale della tecnologia, che aiuterà i volontari a fornire aiuti quasi in tempo reale e consentirà loro di adeguare le loro prestazioni per aiutare al meglio le comunità. 

La Banca Mondiale stima che il deficit di crescita per le piccole e medie imprese operanti nelle economie in via di sviluppo ammonti a 2.600 miliardi. Tuttavia, la costruzione di sistemi di valuta e di credito locali blockchain-based potrebbe aiutare ad incrementare la robustezza delle economie locali.

Come recentemente riportato da Cointelegraph, AID:Tech, startup irlandese, ha collaborato con la Croce Rosse Irlandese per implementare la tecnologia blockchain nella gestione delle donazioni