Il Ministero delle Finanze del Vietnam propone un divieto alle importazioni di hardware per il mining di criptovalute

Secondo quanto riportato nella giornata di oggi dalla piattaforma di news VN Express, Il Ministero delle Finanze (MdF) del Vietnam ha proposto un divieto temporaneo alle importazioni di hardware per il mining di criptovalute.

Il MdF ha presentato la proposta lunedì, sostenendo che tale hardware può essere utilizzato per creare nuove valute digitali "molto difficili da regolamentare".

VN Express riporta alcuni dati del Ministero, secondo cui solo nei primi quattro mesi del 2018 sono state importate nel paese oltre 6.300 attrezzature per il mining. Il The Hanoi Times puntualizza che l'agenzia doganale del Vietnam ha registrato un grosso incremento rispetto alle 9.300 attrezzature di tutto il 2017.

In Vietnam, l'utilizzo delle criptovalute come metodo di pagamento è stato dichiarato illegale a fine 2017, con l'entrata in vigore della legislazione nel primo trimestre del 2018.

Ad aprile, la posizione già rigorosa del governo si è ulteriormente aggravata a seguito delle segnalazioni di una presunta truffa da 660 mln di dollari che coinvolge due Initial Coin Offering (ICO), guidata da un gruppo criminale che opera in Vietnam.

Secondo quanto riportato, attraverso le ICO di due token a standard ECR-20, Ifan e Pincoin, sarebbero stati truffati oltre 32.000 investitori per un totale di 1500 mld di dong (equivalenti a circa 658 mln di dollari). Se così fosse, si tratterebbe della truffa a base di criptovalute più grande di sempre.

Il primo ministro Nguyen Xuan Phuc ha invitato il governo e gli organismi finanziari vietnamiti a rafforzare la "gestione delle attività legate a bitcoin e alle altre criptovalute", sostenendo che il settore si sta "evolvendo in modo complicato".