Il CEO di Backpage ammette di aver utilizzato le criptovalute per il riciclaggio di milioni di dollari

In un accordo di patteggiamento sigillato in data 12 aprile dalla Corte Federale dell'Arizona, Carl Ferrer, CEO della piattaforma Backpage, si è dichiarato colpevole di cospirazione e riciclaggio di denaro, in parte effettuato con criptovalute.

Feffer ha ammesso di essere consapevole che gran parte degli annunci sul sito erano legati a servizi di prostituzione, e di aver cospirato per nascondere la loro vera natura. Ha inoltre ammesso di aver riciclato le entrate del portale, dal valore stimato di circa 500 milioni di dollari, attraverso "conti bancari apparentemente slegati" e "compagnie d'elaborazione per criptovalute, comprese Coinbase, GoCoin, Paxful, Kraken e Crypto Capital”.

Tale ammissione arriva tre giorni dopo la chiusura di Backpage e 93 atti d'accusa federali ai danni di sette operatori della piattaforma, Ferrer escluso. La compagnia si è inoltre dichiarata colpevole per il traffico di esseri umani in Texas.

Il governo degli Stati Uniti ha già oscurato la pagina di Backpage, che il procuratore generale Xavier Becerra ha descritto come "il bordello più grande al mondo". Ferrer dovrà fornire alle autorità tutti i dati raccolti dal sito e contribuire alla persecuzione di Michael Lacey e James Larkin, gli altri due cofondatori della piattaforma, che si sono dichiarati non colpevoli. In cambio, Ferrer otterrà una condanna di massimo cinque anni.

Gli enti di regolamentazione di oltre 30 paesi in tutto il mondo hanno avviato indagini sull'utilizzo illecito delle criptovalute. Quest'anno, il presidente dell'International Monetary Fund (IMF) ha sottolineato la necessità di sviluppare strategie antiriciclaggio per monete virtuali a livello internazionale.