Tra il 16 e il 18 agosto Bitcoin (BTC) si è aggiudicato un guadagno del 4,3%, per poi invertire la rotta dopo non essere riuscito a mantenere i livelli sopra i 60.000 dollari. Il 19 agosto il prezzo ha corretto a 58.500 dollari mentre i futures dell'indice S&P 500 e l'oro si sono avvicinati ai massimi storici. Ciò fa pensare che il movimento sia esclusivamente relativo alle criptovalute. Tuttavia, attribuire la recente debolezza di Bitcoin ad un singolo evento sarebbe prematuro, dal momento che il prezzo ha faticato a riportarsi al di sopra dei 63.000 dollari per tutto il mese di agosto.
Solidi dati macroeconomici non favoriscono il prezzo di Bitcoin
Alcuni analisti suggeriscono che il disimpegno dei carry trade in Giappone, spinto dall'aumento dei tassi di interesse, sia un fattore primario alla base della recente debolezza di Bitcoin. Altri fattori potrebbero includere i rischi di recessione globale e la redditività dei miner di Bitcoin. È fondamentale valutare se questi fattori continueranno a sopprimere il prezzo di BTC e determinare quanto a lungo il livello di resistenza di 63.000 dollari resisterà.
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Renaissance Macro Research sottolinea che il rafforzamento dello yen giapponese da metà luglio ha contribuito alla debolezza di Bitcoin e dei titoli, fortemente dipendenti dalla leva del debito. Tra il 10 luglio e il 5 agosto, la valuta giapponese si è apprezzata del 12% rispetto al dollaro USA, causando turbolenze sul mercato. Tuttavia, il problema sembra essersi stabilizzato dopo che il PIL giapponese è cresciuto ad un tasso annualizzato del 3,1% nel secondo trimestre.
A prescindere dall'impatto del carry trade giapponese sui mercati di rischio, gli investitori in Bitcoin risultano influenzati in modo significativo anche dalle aspettative socio-economiche globali. Ad esempio, se le percezioni di recessione e licenziamenti aumentano, gli operatori potrebbero ridurre la loro esposizione alle criptovalute. Al contrario, se gli investitori prevedono una ripresa economica, le azioni generalmente sovraperformano grazie all'impatto positivo sugli utili societari.
Secondo Yahoo Finance, Goldman Sachs, una delle principali banche d'investimento globali, ha ridotto la probabilità di una recessione negli Stati Uniti dal 25% al 20% in seguito ai dati sulle richieste di sussidio di disoccupazione e sulle vendite retail più forti del previsto. Il capo economista statunitense di Goldman, Jan Hatzius, ha indicato in una nota del 18 agosto che la Federal Reserve (Fed) statunitense potrebbe prendere in considerazione un taglio dei tassi dello 0,25% a settembre, con la possibilità di una eventuale riduzione dello 0,50%.
Ad aumentare la probabilità di un soft landing per la Fed è stato un accordo di stabilità finanziaria del 19 agosto tra il Dipartimento del Tesoro statunitense e la banca centrale cinese. Secondo la CNBC, la cooperazione ha riguardato i mercati dei capitali, i pagamenti transfrontalieri, la resilienza operativa, le politiche monetarie e la condivisione dei rapporti sugli stress test delle istituzioni finanziarie. Tale cooperazione ha rafforzato la fiducia degli investitori e alleviato i timori di un potenziale crollo del mercato azionario.
Deflussi dagli ETF spot su Bitcoin e la redditività dei miner danneggiano il sentiment degli investitori
Al di là del contesto macroeconomico, anche gli stessi parametri di Bitcoin hanno contribuito a far scendere la quotazione al di sotto dei 63.000 dollari. In particolare, i flussi nei fondi negoziati in borsa (ETF) spot rivelano un ridotto interesse da parte degli investitori istituzionali, con deflussi per 372 milioni di dollari nelle due settimane terminate il 16 agosto, secondo Farside Investors. Storicamente, gli afflussi negli ETF spot hanno rappresentato un fattore significativo per l'aumento del prezzo dell'asset, spesso segnalando l'ingresso di grandi gestori di investimenti tradizionali nel mercato crypto.
Inoltre, sembrano emergere preoccupazioni circa il calo della redditività dei miner di Bitcoin, in quanto queste entità detengono ingenti riserve di BTC e potrebbero essere costrette a vendere le loro monete al fine di coprire gli elevati costi energetici. Secondo i dati di Glassnode, i saldi dei miner sono attualmente pari a 1,80 milioni di BTC, relativamente invariati rispetto al mese precedente.
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In seguito all'halving del 19 aprile, l'“hashprice index”, che misura i petahash al giorno in dollari USA, è sceso bruscamente, stabilizzandosi intorno ai 43 dollari per petahash al giorno. Tale parametro esprime quanto un miner può aspettarsi di guadagnare sulla base di un determinato hash-rate; un indice più basso suggerisce rendimenti decrescenti. Di conseguenza, si teme che i miner meno redditizi possano essere costretti a cessare l'attività se il prezzo di Bitcoin dovesse rimanere stagnante per un periodo prolungato.
In sintesi, la debolezza del prezzo di Bitcoin deriva da una maggiore fiducia nelle economie globali, da una minore domanda di prodotti ETF Bitcoin spot e dal timore che alcuni miner possano ritirarsi dal mercato. Finché tali fattori non muteranno, la probabilità che il prezzo di Bitcoin superi i 63.000 dollari nel breve termine rimane debole.