Il cryptojacking, vale a dire il mining illecito di criptovalute, si è "praticamente estinto": lo afferma la società di sicurezza informatica MalwareBytes all'interno di un recente resoconto.
Secondo l'azienda, in seguito alla chiusura a marzo di quest'anno del popolare servizio di mining CoinHive, in quanto il progetto era divenuto economicamente insostenibile, i casi di cryptojacking ai danni dei consumatori sono notevolmente diminuiti. Al tempo stesso, nell'ultimo trimestre il numero di attacchi di questo tipo che prendono di mira le aziende è invece aumentato.
Con il termine "cryptojacking" si intende la pratica di sfruttare la potenza di calcolo dei dispositivi delle proprie vittime per il mining di criptovalute, senza l'esplicito consenso dei legittimi proprietari. Questo porta spesso a rallentamenti e a maggiori consumi energetici.
A maggio dello scorso anno, il codice di Coinhive era stato rilevato in oltre 300 siti web appartenenti a governi e università. Una ricerca pubblicata a dicembre dalla società di sicurezza McAfee Labs che svelato che, in appena dodici mesi, le attività di cryptojacking si erano intensificate del 4.000%.
Questo mese Symantec, società statunitense operante nel settore della sicurezza software, ha scoperto un nuovo malware basato sul mining che prende di mira principalmente le aziende. Questo software è stato denominato "Beapy", e sfrutta gli strumenti di hacking della National Security Agency (NSA) statunitense, recentemente trapelati online, per diffondersi nelle reti aziendali e generare enormi profitti sfruttando la potenza di calcolo di un gran numero di macchine.