Lo scorso anno, quando l'interesse nei confronti del Bitcoin ed il suo prezzo erano all'apice, il Ministro delle Finanze francese propose un dibattito pubblico sulle criptovalute al vertice G20, conclusosi questa settimana.
Alla conclusione dell'incontro, per quanto riguarda la posizione delle varie nazioni nei confronti delle criptovalute, è stato deciso un termine massimo per luglio, entro il quale i governi dovranno proporre suggerimenti su come regolamentare la nuova tecnologia a livello internazionale.
Si respirava un'aria di generale partecipazione ed interesse in questo ambiente fino ad ora confuso e sconosciuto. Ad oggi infatti i paesi hanno proceduto pensando unicamente ai propri termini normativi.
Tuttavia, iniziata la conferenza, i lavori sono stati immediatamente rallentati dal rifiuto da parte del Financial Stability Board (FSB), che coordina le normative finanziarie per le economie dei 20 paesi partecipanti, di discutere al G20 su come regolamentare le criptovalute.
Molti degli stati membri hanno invece deciso che le criptovalute andavano studiate con maggiore attenzione, e che erano necessarie più informazioni prima di proporre eventuali normative.
Pertanto a luglio di quest'anno le nazioni del G20 pubblicheranno i propri dati e proporranno idee su come iniziare a regolamentare le valute digitali a livello globale.
A Piccoli passi
L'annuncio arriva dal Direttore della Banca Centrale dell'Argentina Federico Sturzenegger, che ha spiegato:
"A luglio offriremo suggerimenti molto concreti e molto specifici basandoci non su 'cosa stiamo regolamentando?', bensì su 'quali sono i dati di cui abbiamo bisogno'?
Tale dichiarazione essenzialmente indica che gran parte delle nazioni partecipanti concorda sulla necessità di raccogliere abbastanza dati ed informazioni tangibili, per poi discutere nuovamente a luglio sui prossimi passi da compiere verso le regolamentazioni.
Al momento è stato fatto molto poco, giusto il necessario per testare le acque. Tuttavia questo incontro mostra al mondo che le più importanti potenze economiche del pianeta stanno prendendo molto seriamente il mercato delle criptovalute.
Tuttavia, come spesso accade in un gruppo tanto eterogeneo di nazioni, ognuna con i propri ideali, alcuni paesi si sono rifiutati di compiere questi passi.
Il direttore della Banca Centrale del Brasile Ilan Goldfajn ha affermato che le criptovalute non verranno regolamentate nel paese, stando a quanto riportato dal portale d'informazione El Cronista. Goldfajn ha poi aggiunto che non seguirà necessariamente i consigli del G20.
Protezione tangibile
Una delle idee accettata da praticamente tutte le nazioni partecipanti al G20 è stata quella che la Financial Action Task Force (FATF), un corpo intergovernativo che mira a combattere riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo, applicherà i propri standard anche ai mercati delle criptovalute dei rispettivi paesi.
Il G20 ha dichiarato:
"Ci impegneremo ad applicare gli standard della FATF anche ai crypto-asset, studiare l'analisi della FATF di tali standard, ed esortare la FATF a portare avanti l'implementazione globale. Invitiamo inoltre i corpi normativi internazionali a continuare a monitorare tali asset ed i rischi a loro connessi, secondo le loro regole, valutando la necessità di interventi plurilaterali."
Nella medesima dichiarazione, vengono fornite maggiori informazioni su come questi colossi finanziari vedono le criptovalute. In generale, il G20 "riconosce che l'innovazione tecnologica, compresi i crypto-asset alla sua base, ha il potenziale di migliorare l'efficienza e la disponibilità del sistema finanziario e dell'economia tutta".
Ma viene lanciato anche un monito:
“Tuttavia, i crypto-asset sollevano problematiche relative al rispetto del consumatore, alla protezione dell'investitore, all'integrità del mercato, all'evasione fiscale, al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo."
Inoltre, il G20 teme che le criptovalute non possiedano "gli attributi chiave di una valuta nazionale. Ad un certo punto potrebbero avere implicazioni nella stabilità finanziaria."
Rimodernizzare le vecchie regole, invece che crearne di nuove
Paesi come la Francia e la Germania speravano che il Bitcoin fosse un importante argomento di discussione al G20, e che magari venissero già formalizzate le prime regolamentazioni.
Tuttavia, la FSB ha preso la decisione di non iniziare la costruzione di una struttura normativa globale per le criptovalute, preferendo di consolidare le regole economiche già esistenti piuttosto che creane di nuove. Il presidente della FSB Mark Carney ha spiegato:
“Mentre il lavoro per riparare le linee di frattura che hanno causato la crisi finanziaria giungono al termine, la FSB si allontana sempre più da nuove iniziative politiche verso l'implementazione dinamica e la valutazione rigorosa degli effetti delle riforme concordate dal G20."
Inoltre, la FSB crede che le criptovalute non "rappresentino al momento un rischio per la stabilità finanziaria globale."
Il prezzo del Bitcoin ha reagito positivamente alla notizia che le superpotenze finanziarie globali non avrebbero ostacolato le valute digitali, riuscendo a riprendersi dopo il terribile crollo sotto quota 8.000$ del fine settimana.
Le buone notizie hanno portato il prezzo della criptovaluta a superare i 9.000$ anche se per un breve lasso di tempo.
Quali posizioni verranno adottate a luglio?
È importante in tale frangente analizzare quali posizioni le nazioni del G20 probabilmente proporranno durante il secondo incontro, a luglio di quest'anno. Possiamo iniziare dividendo sommariamente le opinioni tra positive e negative.
Il Brasile ha già rivelato che non seguirà necessariamente il percorso indicato dal G20, quando arriverà il momento di dare vita ad una struttura normativa globale. E siamo certi che questo non sarà l'unico paese a prendere questa scelta.
Argentina
L'Argentina, nonostante sia un importante centro per le criptovalute in Sud America, non si è mai interessata particolarmente alle valute digitali come il resto del globo. Il numero di utenti Bitcoin in Argentina è in verità ancora limitato, tanto da rappresentare una piccolissima percentuale dell'utilizzo globale della moneta.
Tuttavia, dove l'Argentina ha un vantaggio nel settore delle criptovalute è il loro utilizzo per l'acquisto di beni tangibili. Vengono inoltre adoperate per aggirare le onerose restrizioni sull'importazione di valute straniere.
Australia
L'Australia è uno dei pochi paesi che ha iniziato attivamente ad implementare delle regolamentazioni appositamente per criptovalute, senza attendere l'operato di altre nazioni. Ad esempio, il governo ha recentemente regolamentato gli exchange con una nuova legge.
Il governo australiano ha implementato una legge che obbliga gli exchange di Bitcoin con sede nel paese a registrarsi presso l'ente antiriciclaggio: l'Australian Transaction Reports and Analysis Centre (AUSTRAC).
Questa mossa ha l'obbiettivo di imporre restrizioni sulle valute digitali, in particolare Bitcoin, a causa della continua crescita ed adozione nel settore finanziario generalizzato.
Brasile
Il Brasile ed il suo governo vedono molto potenziale nella tecnologia Blockchain, ed hanno pertanto iniziato ad impegnarsi sempre di più nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie.
Il Banco Central do Brasil sta incrementando i propri sforzi di ricerca e sviluppo nel campo della Blockchain. Pare infatti che la banca centrale stia sperimentando con "qualsiasi piattaforma Blockchain sulla quale possa mettere le mani".
Canada
Il Canada è un altro paese simile all'Australia, che ha già iniziato il proprio percorso nel campo delle regolamentazioni, ma in maniera più positiva e amichevole. Il governo canadese ha infatti lanciato il primo ETF basato su Blockchain.
Inoltre, il Canadian Securities Exchange (CSE) ha annunciato il lancio di una piattaforma per la compensazione ed il regolamento di security basate sulla Blockchain di Ethereum (ETH), che permetterà alle imprese di ottenere capitali attraverso security token.
Cina
All'estemo opposto troviamo invece la Cina. Si è già discusso moltissimo riguardo alla visione della Repubblica Popolare Cinese delle criptovalute, specialmente dopo il divieto nel paese delle ICO.
A questo è poi seguito il blocco degli exchange, sia internazionali che locali, nel tentativo di impedire ai cittadini di utilizzare e scambiare monete digitali.
Francia
Una delle nazioni più aperte al dialogo sulle criptovalute, la Francia è chiaramente desiderosa di implementare una struttura normativa globale per l'utilizzo della nuova tecnologia.
"Proporrò al presidente del prossimo G20, in Argentina, di discutere tutti assieme della questione Bitcoin. È palese il rischio di speculazione. Dobbiamo considerare questa cosa e vedere come... regolamentare il Bitcoin insieme a tutti gli altri membri del G20", ha recentemente dichiarato il Ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire
Germania
Anche la Germania sembra essere molto aperta il dialogo, avendo già dichiarato in passato, prima ancora che venisse proposto il recente G20, che l'unico modo per controllare le criptovalute è attraverso una cooperazione internazionale.
"Regolamentazioni efficaci per valute virtuali dovrebbero pertanto essere raggiungibili attraverso una cooperazione internazionale più grande possibile, perché la potenza normativa di una sola nazione è ovviamente limitata", ha spiegato Joachim Wuermeling, membro del comitato della Bundesbank tedesca.
India
Nonostante l'India non abbia ancora bandito ufficialmente le criptovalute, è chiaro che non sia il paese più favorevole nei confronti della nuova tecnologia.
Gli exchange di criptovalute in India non se la passano bene, e molte importanti banche del paese hanno sospeso o fortemente limitato le funzioni dei conti appartenenti agli exchange. State Bank of India (SBI), Axis Bank, HDFC Bank, ICICI Bank e Yes Bank hanno tutte adottato forti misure contro gli exchange.
Indonesia
Ecco un altro paese non particolarmente favorevole al Bitcoin. La Banca Centrale d'Indonesia ha continuato la propria campagna contro le valute digitali, decretando ad ottobre dello scorso anno un divieto sull'utilizzo del Bitcoin come metodo di pagamento.
La banca ha affermato che il Bitcoin non rappresenta uno strumento di pagamento riconosciuto in Indonesia.
Italia
L'Italia ha recentemente avanzato un decreto che mira a classificare l'utilizzo di criptovaluta nel paese e a elencare i "prestatori di servizi relativi all'utilizzo di valuta virtuale". Si tratta di una chiara mossa favorevole al Bitcoin, che aiuterà le imprese operanti nel campo della Blockchain e delle valute digitali a crescere.
Giappone
Qualche anno fa, il Giappone definì Bitcoin una valuta legale, tuttavia, un numero sempre maggiore di questioni ha costretto i regolatori ad adottare alcune misure.
L'attacco hacker subito dall'exchange Coincheck a gennaio, che ha registrato perdite di oltre 534 milioni di dollari in NEM, è il più grande del mondo dopo quello di Mt. Gox.
Ora, pare che gli exchange giapponesi abbiano intenzione di ricorrere alla strada dell'autoregolamentazione per cercare di alleviare le responsabilità del governo, che è stato messo sotto pressione per proteggere i suoi cittadini.
Due gruppi commerciali nell'industria giapponese delle criptovalute hanno accettato di costituire un'associazione nel mese prossimo, che autoregolerà il mercato locale in collaborazione con la Financial Services Agency (FSA) del paese.
Messico
Presto il Messico si aggiungerà alla lista di paesi con un regolamento sulle criptovalute ben definito, come Canada e Australia.
Alla nazione dell'America Centrale manca solo una firma per regolamentare le criptovalute, dato che il disegno di legge è stato già approvato dalla lower house.
Esso include una serie di risoluzioni sul fintech, come il crowdfunding e vari aspetti relativi alle criptovalute, e ha bisogno solo della firma del Presidente Enrique Peña Nieto per diventare una legge a tutti gli effetti.
Russia
La Russia è un altro grande paese del quale si è tanto parlato. Le ultime notizie arrivate dalla repubblica socialista indicherebbero che il governo stia cercando di regolare e controllare le valute digitali al punto di vietare l'accesso agli exchange decentralizzati e di lanciare la propria moneta.
La Russian Association of Cryptocurrency and Blockchain (RACIB) ha annunciato che l'idea di una criptovaluta statale, discussa da molto tempo, sarà concretizzata a metà 2019, con il lancio del "CryptoRuble".
Arabia Saudita
La monarchia islamica dell'Arabia Saudita non ha avuto molto a che fare con le criptovalute, ma il loro approccio generale a corruzione e riciclaggio di denaro è severo e senza dubbio Bitcoin sarebbe visto con sospetto.
In Arabia Saudita è arrestato con l'accusa di corruzione il principe Alwaleed bin Talal, l'uomo arabo più ricco del mondo, dimostratosi anche ostile al Bitcoin.
Sudafrica
In qualità di epicentro della criptovaluta in Africa, il Sudafrica si è avvicinato alla tecnologia con interesse e sta cercando di comprenderla e analizzarla prima di adottare qualsiasi forma severa di regolamentazione.
La banca centrale ha avviato un sandbox per consentire alle aziende di operare in uno spazio regolamentare sicuro al fine di valutare i risultati delle soluzioni Blockchain.
Corea del Sud
Di Corea del Sud si è sentito parlare, per le ragioni sbagliate, quando a febbraio il Ministero della Giustizia annunciò in modo del tutto indipendente i suoi piani di vietare il trading di criptovalute.
Il ministero fece tutto senza il consenso del Ministero della Strategia e delle altre agenzie governative coinvolte nella task force sudcoreana coinvolta nella regolamentazione delle criptovalute.
Turchia
In Turchia, così come in Iran, si è parlato della costruzione di una propria criptovaluta, proprio come il Venezuela con la sua moneta Petro.
Regno Unito
Il Regno Unito non ha adottato regolamentazioni specifiche, ma è stato piuttosto schietto con i suoi avvertimenti sui pericoli delle criptovalute.
A febbraio, Il comitato del tesoro del parlamento del Regno Unito ha avviato un'inchiesta sulle criptovalute e sull'effetto che hanno su investitori imprese britanniche.
L'inchiesta è stata motivata dall'aumento dell'interesse globale per le criptovalute, nonché dagli alti e bassi del mercato registrati quest'anno.
Stati Uniti
Gli Stati Uniti hanno avuto un processo normativo in corso con Bitcoin e la Securities and Exchange Commission si impegna a monitorare le ICO, ma la Commodities Futures Trading Commission (CFTC) ha indicato che non c'è motivo di danneggiare le criptovalute.
Quello del "Do no harm" è stato sicuramente un approccio vincente per lo sviluppo di Internet. Allo stesso modo, J. Christopher Giancarlo, presidente della CFTC, pensa che tale politica sia quella giusta anche per la tecnologia distributed ledger.
Unione Europea
L'Unione europea, come la Gran Bretagna, si è limitata a rilasciare avvertimenti, senza imporre regolamentazioni stringenti. In effetti, le normative sulle criptovalute non sono proprio all'ordine del giorno per le istituzioni europee.
Daniele Nouy, presidente del consiglio di vigilanza della Banca Centrale Europea (BCE), ha affermato che il coinvolgimento nel settore delle banche regolate dalla BCE era "molto, molto basso".
“Stiamo analizziamo il caso dal punto di vista delle regolamentazioni, siamo pronti a intervenire nel caso risultasse necessario ma al momento non è esattamente tra le nostre priorità”.
Un'ampia varietà di opinioni
È chiaro che, anche in un forum dove queste 20 nazioni possono sedersi e discutere di un fenomeno come le criptovalute, non si arriverà mai ad un percorso normativo in un paio di giorni.
Il primo ostacolo è rappresentato dal rifiuto dell'FSB di esplorare nuove regolamentazioni ma, anche se fosse stato disponibile al dialogo, numerosi disaccordi avrebbero probabilmente portato a progressi molto lenti. In ogni caso, saremo in attesa di eventuali sviluppi man mano che si presentano.