Come riportato nella giornata di sabato 28 aprile da Reuters, un ministro iraniano ha confermato l'esistenza di un modello sperimentale di valuta digitale locale. Poco tempo fa, il governo del paese aveva ordinato agli istituti bancari di evitare qualsiasi rapporto con le criptovalute.

L'agenzia di notizie IRNA ha riportato le parole del Ministro dell'Informatica e delle Telecomunicazioni Mohammad Javad Azari-Jahromi:

"Il divieto imposto della Banca Centrale non implica una restrizione sullo sviluppo di una valuta digitale in ambito locale [...] La settimana scorsa, durante una riunione dedicata al progetto, è stato annunciato che il modello sperimentale era pronto."

Il 21 febbraio, il ministro ha pubblicato un tweet riguardo allo sviluppo di una "valuta digitale basata sul cloud" pensata per il sistema bancario iraniano:

"Durante un meeting con il consiglio d'amministrazione della Banca Postale incentrato sulle valute digitali basate su Blockchain, sono state definite le misure necessarie per creare un prototipo della prima valuta digitale del paese [...] A breve ne verrà presentato un modello al sistema bancario del paese."

Azari-Jahromi non ha specificato se tale criptovaluta sarà disponibile anche al pubblico, né se verrà emessa dalla Banca Postale dell'Iran (che per il 51% è di proprietà del governo) o da qualche altra istituzione governativa.

La Banca Centrale Iraniana ha proibito alle istituzioni bancarie del paese di avere a che fare con le criptovalute a inizio aprile, manifestando preoccupazioni sul potenziale riciclaggio di denaro.

Sempre ad aprile, le istituzioni finanziarie del paese hanno adottato delle misure per cercare di arrestare la crisi della valuta nazionale che, minacciata dal possibile rinnovo di alcune sanzioni statunitensi, ha raggiunto i minimi storici.

Il progetto della criptovaluta iraniana è stato paragonato da alcuni alla criptovaluta di stato venezuelana "Petro", vista da molti come un mezzo per aggirare le sanzioni internazionali subite dallo stato sudamericano.