Ente iraniano: la criptovaluta di Telegram minaccia la moneta nazionale

Come riportato da Al-Monitor il 3 aprile, il segretario dell'High Council of Cyberspace (HCC) dell'Iran si è pubblicamente schierato a favore del potenziale ban di Telegram all'interno del paese, sostenendo che la recente Initial Coin Offering (ICO) dell'applicazione di messaggistica istantanea potrebbe "indebolire la moneta nazionale dell'Iran".

Secondo Al-Monitor, la discussione sul ban di Telegram deriva sia dal desiderio di supportare le app locali, sia da preoccupazioni per la sicurezza nazionale a causa del timore che l'app possa essere utilizzata in proteste future, dato che era stata probabilmente usata già nelle manifestazioni iraniane di dicembre.

Hassan Firouzabadi, segretario dell'HCC, un organo politico i cui membri vengono nominati dal leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, ad eccezione del segretario, che viene scelto dal presidente iraniano, approva il divieto proposto, sostenendo che Telegram abbia il potenziale di diffondere le criptovalute tra i cittadini iraniani.

Secondo la Tasnim News Agency, Firouzabadi ha definito Telegram come "un nemico del settore privato", poiché "Non ha mai acconsentito ad avere un ufficio in Iran e si rifiutò di lavorare con il settore privato." aggiungendo:

"Telegram non è l'app di messaggistica principale in nessun paese tranne che in Iran... la società ha annunciato ufficialmente che l'app verrà usata come piattaforma economica e ciò è una minaccia per la nostra valuta nazionale".

Secondo il quotidiano Entekhab, Firouzabadi sostiene che Telegram non possa continuare ad operare in Iran a causa della mancanza di normative sulle criptovalute:

"Prevediamo che l'aspettativa di vita di questa moneta virtuale sia di 10 anni e durante questo periodo verranno ritirati dal paese 50 miliardi di dollari, ma se il prezzo di questa valuta crollerà da un giorno all'altro, la gente comincerà a protestare e a chiedersi come mai nessuno la stesse monitorando. "

Uno degli oppositori del ban di Telegram è invece il presidente iraniano Hassan Rouhani. Secondo un articolo della Tasnim News Agency, Rouhani pensa sia meglio porre fine ai "monopoli" piuttosto che mettere al bando un app:

"Avere applicazioni di messaggistica iraniane forti, sicure e a basso costo che possano risolvere i bisogni e i problemi delle persone renderebbe sicuramente tutti orgogliosi. Per creare e potenziare le app iraniane non si dovrebbe ostacolare l'accesso ad altre app, ma bisognerebbe eliminare i monopoli."

A novembre, Firouzabadi ha dichiarato che sebbene l'HCC "accolga Bitcoin", vede anche la necessità di regolamentazioni sulle criptovalute all'interno del paese e sta lavorando con la Banca centrale iraniana in per capire come implementarle

Telegram ha recentemente tenuto due round di vendita di token da 850 milioni di dollari per raccogliere fondi sia per l'app di messaggistica sia per Telegraph Open Network, la piattaforma Blockchain della società. L'app ha celebrato il raggiungimento di 200 milioni di utenti mensili attivi a fine marzo.

A febbraio, la Banca centrale iraniana ha annunciato di voler "prevenire" le criptovalute, in contrasto alle opinioni positive di quest'inverno. Nello stesso mese, l'Iran e la Turchia hanno anche manifestato interesse nello sviluppo delle proprie criptovalute di stato.