Banca israeliana chiude il conto di un'azienda di mining, il tribunale delibera a favore di quest'ultima

Un tribunale israeliano ha deliberato a favore di un'azienda di mining di Bitcoin, dopo la chiusura del suo conto da parte di una banca locale a causa di timori legati al riciclaggio di denaro. La notizia è stata recentemente riportata dal portale d'informazione Calcalist.

Israminers, che aveva denunciato Bank Igud a maggio dello scorso anno, ha dovuto affrontare parecchi problemi di liquidità a causa della decisione della banca di bloccare i depositi dell'azienda, considerati non conformi ai termini del servizio.

Dopo un lungo appello, la corte distrettuale di Tel Aviv ha stabilito che le politiche della banca relative ai clienti operanti con criptovalute sono eccessivamente severe. "Credo che regole tanto ampie, che non fanno distinzione fra le diverse tipologie di attività e di clienti, nonché tipologia dell'attività stessa, siano del tutto irrazionali", ha commentato il giudice Limor Bibi.

Ciononostante, il giudice Bibi ha sottolineato che le banche possiedono il diritto di rifiutare depositi generati grazie al trading di criptovalute.

Casi del genere avvengono continuamente in tutto il mondo. Stando infatti ad un articolo pubblicato questo mese sul portale d'informazione Bloomberg, è ancora difficile per le aziende operanti nel settore delle monete digitali aprire dei conti bancari. 

A tal proposito Ben Sebley, Head of Brokerage di NKB Group, società d'investimento in progetti blockchain, aveva commentato:

"Negare i servizi bancari di base è pura follia, impedisce la crescita del settore e obbliga le aziende a trovare soluzioni creative per aggirare il problema [...] La prudenza delle banche è eccessiva."