Una nuova richiesta di estradizione da parte della Russia complica il caso Alexander Vinnik, sospettato di frode con Bitcoin

Un tribunale in Grecia ha accettato la richiesta della Russia di estradare Alexander Vinnik, sospettato di aver compiuto frodi con Bitcoin (BTC): tale scelta complicherà ulteriormente i rapporti internazionali. Durante una recente udienza l'uomo ha tuttavia negato le accuse, affermando che il suo unico obiettivo era quello di combattere il dominio degli Stati Uniti nei mercati finanziari globali.

Vinnik, il vecchio proprietario dell'exchange di criptovalute BTC-e, è stato arrestato a luglio dello scorso anno dalla polizia greca per ordine del Department of Justice statunitense. Le autorità lo hanno poi accusato non soltanto di frode, ma anche di aver riciclato negli ultimi sei anni un importo complessivo pari a 4 miliardi di dollari grazie a transazioni in Bitcoin.

In data 13 luglio, una corte in Grecia aveva "accolto la richiesta di estradizione da parte delle autorità francesi", semplificando in tal modo il trasferimento dell'uomo negli Stati Uniti. In particolare, Vinnik è stato accusato dalla Francia di aver "truffato oltre 100 persone in sei città tra il 2016 e il 2018". L'informatico trentanovenne ha tuttavia contestato la decisione della corte, affermando che si è trattato di un semplice "trasferimento di denaro digitale attraverso una piattaforma", un'operazione da egli considerata "una transazione personale legittima".

Nonostante il Ministero Russo degli Affari Esteri continui ad insistere che la propria richiesta di estradizione dovrebbe avere priorità rispetto a quella della Francia, la decisione su quale paese arresterà ufficialmente Vinnik spetterà unicamente alla Grecia.