La Reserve Bank of India conferma di essere al lavoro sull'emissione di una valuta digitale

Secondo quanto riportato dall'Economics Times, la Reserve Bank of India (RBI) ha confermato la creazione di un'unità interna incaricata di analizzare la fattibilità dell'emissione di una valuta digitale (CBDC) basata sulla Rupia.

La costituzione e gli obbiettivi del gruppo sono stati descritti nel Report annuale 2017-18 della banca, confermando i dettagli emersi durante una riunione del Comitato per la politica monetaria dell'India (MPC) tenutasi ad aprile.

L'impulso per indagare sull'emissione di una CBDC ancora alla valuta nazionale deriva in gran parte da una riduzione dei costi: secondo le statistiche citate dall'Economic Times, nell'anno finanziario 2018 il costo di stampa delle banconote in India ammonta a 6,3 miliardi di rupie (circa 89 milioni di dollari). Il report della RBI osserva che:

"L'aumento dei costi di gestione di banconote e monete a livello globale, ha spinto diverse banche centrali a valutare l'opzione di introdurre valute digitali fiat".

Altri fattori includono "rapidi cambiamenti nel settore dei pagamenti" e "aumento" dei token digitali privati.

Mahesh Makhija di EY India ha dichiarato al giornale che "l'idea di una CBDC è molto promettente, anche se dovranno essere affrontate alcune questioni relative alla contraffazione digitale". Ha inoltre osservato che il fatto che la RBI sia aperta all'idea di utilizzare la tecnologia distributed ledger (DLT) per i sistemi di pagamento, compensazione e liquidazione è "uno sviluppo gradito".

Pur osservando che le criptovalute non "pongono alcun rischio sistemico", nella sua relazione, la banca ammette che "l'ecosistema della criptovaluta potrebbe influenzare il sistema di pagamento e liquidazione esistente che potrebbe, a sua volta, influenzare la trasmissione della politica monetaria."

Esortando i regolatori del resto del mondo a coordinarsi per affrontare le sfide poste dalle criptovalute, la banca ha annunciato che nel frattempo le terrà sotto stretto controllo:

"Lo spostamento del trading di criptovalute dagli exchange al modello peer-to-peer può comportare un aumento dell'uso del denaro.  La possibilità di trasformare gli exchange di criptovalute in dark pool/cash trasferendoli offshore, solleva diversi problemi relativi alle misure antiriciclaggio (AML) / antiterrorismo (CFT), oltre che di natura fiscale".

Come segnalato da Cointelegraph, il divieto generale e controverso della RBI, che vieta alle banche del paese di erogare servizi a persone ed imprese che si occupano di criptovalute, è entrato in vigore il 5 luglio. In risposta, alcuni exchange locali hanno sospeso i prelievi in fiat o annunciato di aver intenzione di diventare piattaforme peer-to -peer (P2P) in modo da evitare di convertire le criptovalute in fiat internamente.