Imagine 2030 è il nome del rapporto recentemente pubblicato da Deutsche Bank riguardo al passaggio da fiat a crypto di cui il continente asiatico, e in particolare la Cina, si è fatto precursore. Se le previsioni del rapporto fossero vere, allora quando si verificherà questa transizione? Analizziamo insieme la situazione per rispondere alla domanda!

Capovolgimento del consenso sociale

La categorizzazione delle crypto operata dalla Deutsche Bank include anche le valute digitali di Stato, o CBDC, elemento da tenere a mente nel trattare i risultati del rapporto. Di certo gli analisti che hanno condotto lo studio credono che le soluzioni basate su criptovalute centralizzate sostituiranno le fiat. 

Il rapporto conclude che, per evitare di rimanere indietro rispetto ai cambiamenti economici mondiali, sarà necessario rivolgersi alle criptovalute. Tuttavia, per quanto il concetto sia interessante, presenta qualche falla: infatti, perché tale sostituzione in favore delle crypto avvenga è necessario che questi asset vengano adottati a livello globale, che si verifichi un’accettazione da parte dei governi e che siano compiuti passi da gigante nell’ambito della sicurezza informatica.

Qualora una CBDC di un dato Paese abbia successo e la strategia di centralizzazione venga poi replicata da altre nazioni, la maggior parte dei trader e degli investitori comincerà a seguire quel trend. Questo influenzerà chiaramente l’intero settore della blockchain, ma potrebbe non indurre ad un’adozione su larga scala di crypto decentralizzate.

Il precursore? La Cina!

Sulla scorta dell’annuncio del presidente cinese Xi Jinping riguardo l’interesse del governo nei confronti della blockchain, il Paese ha confermato la propria intenzione di attuare progetti che permettano ai cittadini e alle imprese di effettuare transazioni nazionali e internazionali utilizzando questa tecnologia all’avanguardia. 

Tuttavia, l’obiettivo non è quello di indurre gli appassionati cinesi di crypto a investire di più in Bitcoin e in altre valute decentralizzate su un registro immutabile, ma piuttosto di replicare una soluzione centralizzata sotto forma di CBDC emessa dalla Banca popolare cinese (PBC).

Ormai da alcuni anni si parla del progetto di emettere la prima criptovaluta nazionale al mondo e, stando ai funzionari cinesi, la PBC avrebbe già messo a punto un prototipo. Grazie al sostegno del governo, la creazione di questa criptovaluta nazionale può procedere a ritmi spediti.

Gantig Bayarmagnai, CEO di Bitmonex LLC (un exchange di asset digitali sito in Mongolia), si è espresso come segue circa il futuro dello yuan cinese e le prospettive di un capovolgimento di consenso a livello sociale:

"Poiché il governo cinese prenderà l’iniziativa emettendo il proprio yuan digitale all’inizio dell’anno prossimo, è altamente probabile che altri Paesi faranno lo stesso. Nazioni come Cina, Corea del Sud e Giappone registreranno quasi sicuramente una rapida transazione a favore di un sistema di pagamento basato su crypto, in quanto dispongono già di un’infrastruttura e di una cultura predisposte all’accettazione di pagamenti digitali invece che all’utilizzo di denaro contante. Inoltre questo permetterà al governo di controllare tutte le transazioni in totale autonomia."

Sebbene le valute centralizzate potrebbero essere soggette a restrizioni, il volume di transazioni finanziarie potenziali che potrebbero essere effettuate dai cinesi sulla blockchain è considerevole, dato che nel Paese sono più di 775 milioni gli occupati. Ma qual è la ragione per cui il governo intende creare una tecnologia centralizzata? 

Aamir Sohail, direttore di Blockchain Smart Solutions (società di consulenza in tecnologie basate sui registri distribuiti), ha così commentato il futuro delle CBDC:

"I token delle banche centrali hanno le carte in regola per essere adottati su larga scala, qualora creati nella maniera corretta. Per le banche centrali è di estrema importanza trovare il giusto equilibrio tra decentralizzazione e misure inflazionistiche. Fino al 2030, le stablecoin e i token delle banche centrali esisteranno a fianco delle fiat: non credo che sostituiranno completamente le fiat, vi sarà una coesistenza."

Invece che permettere una naturale progressione delle valute decentralizzate, quelle centralizzate su blockchain vengono pubblicizzate come alternative accettabili per un’adozione su larga scala. Si tratta di un piccolo passo che però implica grandi rischi.

Al momento si registrano segnali d’allerta per il futuro di queste pseudo-criptovalute, come evidenziato nell’intervento di Mu Changchun, vice governatore della PBC, al forum China Finance 40. In quell’occasione è stato osservato che la nuova valuta nazionale si inserirà in un sistema a due livelli, dove in alto si colloca la PBC e in basso le banche commerciali. Questo conferisce alle banche il potere di disporre e manipolare la valuta a proprio piacimento mentre il governo vigila su tale processo.

A tal proposito Miko Matsumura, co-founder di Evercoin, ha sottolineato che, considerato l’apparente potere della PBC, le stime del rapporto sembrano precise. Lo stesso fenomeno osservato in Cina potrebbe infatti verificarsi in metà del resto del mondo entro il 2025. Matsumura ha aggiunto:

"Solamente le prime 20 valute nazionali o regionali (es. l’euro) sopravvivranno. In base al principio di Pareto, la valuta digitale predominante si impossesserà dell’80% del mercato digitale. Bitcoin sarà la valuta di riserva predominante, ma non il protocollo digitale dominante. Dunque, non è chiaro chi avrà la meglio [tra valute centralizzate e decentralizzate]."

Al momento il governo cinese può controllare tutte le transazioni e tutti gli asset, proprio come sarà in grado di fare una CBDC. Questo è ben lungi da ciò che accade in un sistema decentralizzato in cui ogni operazione che avviene in un registro pubblico, come le transazioni, rimane anonima.

Alcuni identificano Libra di Facebook come la ragione del rapido sviluppo della blockchain in Cina. Libra stessa è centralizzata grazie al proprio wallet, e Mark Zuckerberg sa bene che il vero valore del progetto sono i dati condivisi dai clienti tramite i processi KYC

In maniera analoga il governo cinese apprezza il valore che deriva dal conoscere e controllare i dati alla base di transazioni di valore. A tal proposito, Anthony Pompliano, managing partner presso Morgan Creek Capital, ha dichiarato:

"La valuta prediletta per spacciare droga, riciclare denaro e compiere atti terroristici rimane il denaro contante."

Ciò detto, resta da definire in maniera più chiara in che modo categorizzare le criptovalute alla luce dell’ingresso delle CBDC sul mercato: queste rimangono infatti fiat e centralizzate, anche se registrate su una blockchain. 

2030, lo spartiacque

Dunque, in linea teorica cosa deve accadere perché la CBDC cinese prenda il sopravvento come fiat nazionale e renda inutile lo yuan originale? 

In breve, il governo dovrebbe garantire l’accesso dei cittadini alle risorse necessarie per utilizzare la nuova valuta digitale. In tal modo la blockchain acquisirebbe miliardi di utenti. Prendendo per buona la data del 2030 indicata dalla Deutsche Bank, la transizione non farà altro che far avvicinare maggiormente gli utenti alla blockchain e pertanto alle valute decentralizzate.

Analizzando il potenziale delle CBDC ci si potrebbe chiedere se i partiti centralizzati permetteranno agli utenti di effettuare operazioni fuori borsa e investire in valute decentralizzate. Di fatto, il passaggio alle CBDC centralizzate apre un nuovo gruppo di utenti della blockchain. Qualora le previsioni della Deutsche Bank fossero precise, l’adozione di vere valute decentralizzate potrebbe avvenire anche dopo il 2030 poiché le CBDC disporranno comunque di tutele analoghe a quelle delle fiat di cui sono invece prive le valute decentralizzate.

A proposito delle previsioni della Deutsche Bank, Alon Goren, fondatore dello studio Draper Goren Holm, si è espresso come segue: 

"Poiché i coin delle banche centrali sono inclusi nelle previsioni [della Deustche Bank per il 2020], sono totalmente d’accordo [con il capovolgimento in favore delle crypto]. A mio avviso, più i grandi istituti finanziari sperimenteranno digitalizzando strumenti finanziari e creando token e coin digitali propri, più si impegneranno a fare i governi. È naturale che tutto venga digitalizzato e penso che ormai sia sulla bocca di tutti: bisognerà creare token propri e (provare a) mantenere il controllo sul sistema finanziario."

Pertanto, man mano che gli utenti della blockchain utilizzano le valute centralizzate si avvicinano a quelle decentralizzate, ma non ne sono coinvolti in maniera diretta. Riducendo le barriere che ostacolano l’accesso all'intero mercato finanziario (che include anche le valute centralizzate), potrebbe venire a crearsi un sistema nel quale invece di scambiare diverse valute centralizzate, gli utenti cominceranno a utilizzare sempre di più quelle decentralizzate.

In un contesto simile, di grande valore saranno gli scambi tra valute centralizzate che danno anche accesso a ecosistemi decentralizzati sulla blockchain. Soluzioni rivolte alle aziende come XRP o pensate per il consumatore come Element Zero Network fungono da terreno d’incontro tra valute a basso costo, a differenza dell’attuale modello di trading su forex.

Per garantire il successo della transizione degli utenti dalle fiat (o dalle valute centralizzate) è importante che venga salvaguardato il valore esistente tra i due sistemi, quello centralizzato e quello decentralizzato. Le tecnologie che garantiscono un accesso decentralizzato equo e libero alle valute fiat e a quelle decentralizzate in blockchain daranno il maggiore contributo al processo di adozione su larga scala.

In merito si è espresso Michael Creadon, direttore vendite presso DrawBridge Lending. Creadon ritiene che “la decentralizzazione sia un fine nobile, ma ha i propri limiti”. Ha continuato dicendo che, se si vuole avere a che fare con Bitcoin negli USA, bisogna sottostare a varie agenzie governative e organismi di vigilanza. In particolare ha affermato:

"Non è né una cosa buona né cattiva. Si può osservare il pendolo che va dalla decentralizzazione alla centralizzazione con una velocità inaudita. Prendiamo l’esempio di Libra: come sono messi a decentralizzazione? Come ogni cosa, la risposta sta nel mezzo."

Ad ogni modo, nei prossimi anni la criptovaluta centralizzata cinese potrebbe sostituire completamente la valuta fiat del Paese. La PBC non ha mai detto che impedirà alle altre criptovalute di operare nel Paese una volta lanciata la propria moneta digitale. Questo è un segnale positivo, nel caso in cui il futuro della decentralizzazione si basasse sul passaggio da fiat a valute centralizzate e infine a valute decentralizzate. Le valute centralizzate esisteranno, ma si spera che quelle decentralizzate non verranno eliminate di modo da lasciare agli utenti la possibilità di scelta.