Il mining in Iran è destinato a diventare ancora più grande in seguito al via libera del governo sull'estrazione di criptovalute come Bitcoin (BTC) all’interno delle centrali elettriche. La notizia rappresenta il più recente tra gli sviluppi positivi sul fronte del mining di valute virtuali che hanno interessato il Paese nell’ultimo anno.
In seguito alla legalizzazione del crypto mining a luglio 2019, le autorità iraniane hanno cercato di assicurarsi che i partecipanti al mercato potessero operare solo dopo aver ottenuto le licenze necessarie. Consentendo alle centrali elettriche di partecipare alle attività di mining, l’Iran si unisce ad altri hub emergenti mentre la “hash war” globale si fa sempre più intensa.
L’Iran ha assistito a un afflusso di miner grazie alla sua elettricità a basso costo, trasformando il Paese in uno dei centri più importanti per il crypto mining al di fuori della Cina. Nel frattempo, nel corso degli ultimi mesi alcuni tra i principali operatori del mercato in America del Nord hanno ampliato le proprie attività con diverse acquisizioni di inventario.
Solo mining autorizzato
Le autorità iraniane hanno dato il via libera alle centrali elettriche per quanto riguarda il mining di criptovalute. Tuttavia, l’autorizzazione ha una condizione: gli operatori delle centrali non possono utilizzare combustibile sovvenzionato. Pertanto, le centrali elettriche iraniane interessate al mining di Bitcoin devono ottenere una licenza dal governo e usare le tariffe elettriche determinate e approvate dalle autorità.
Il divieto dell’uso di combustibile sovvenzionato da parte delle centrali elettriche è un provvedimento adottato dal governo per garantire che tali attività non abbiano un effetto negativo sulla fornitura di energia elettrica ai cittadini e ad altri settori industriali nel Paese. Babak Behboudi, co-fondatore della piattaforma per il trading di asset digitali SynchroBit Hybrid Exchange, ha spiegato a Cointelegraph che queste notizie segnano un’altra pietra miliare per il mining di criptovalute legalizzato in Iran:
“È un grande traguardo in quanto conferma che il governo iraniano ha riconosciuto il settore del mining come una realtà! Significa che le criptovalute possono essere considerate asset legali e regolati che la gente utilizza per la propria attività e nella propria vita.”
Le iniziative delle autorità iraniane nell’ottica del crypto mining autorizzato non sono un nuovo sviluppo. Infatti, a gennaio 2020, il Ministero dell'industria, delle miniere e del commercio iraniano ha distribuito più di 1.000 licenze per il mining di criptovalute. Prima della legalizzazione, alcuni miner avevano spostato le proprie operazioni all’interno di moschee per sfruttare l’elettricità gratuita, provocando un aumento dei controlli governativi a causa di picchi nei consumi energetici.
Ben presto è stato trovato un compromesso, con il permesso del governo per il crypto mining e persino con incentivi al fine di convincere altri partecipanti a spostare le proprie operazioni nel Paese con la promessa di esoneri fiscali. I miner di criptovalute iraniani che riportano i guadagni esteri nel Paese hanno infatti diritto a determinate esenzioni. Nell’ambito della campagna per consentire solo il crypto mining autorizzato, il governo ha inoltre offerto ricompense agli informatori che segnalano attività di mining illegali, con ricompense fino a 100 milioni di riyal (2.375$).
Il governo iraniano definisce il programma
A maggio, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha chiesto alla banca centrale iraniana, al Ministero dell’energia e al Ministero delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione di sviluppare una strategia nazionale completa per il crypto mining. La mossa ha segnalato l’obiettivo più ampio del governo per includere il mining di criptovalute nei suoi piani di ripresa economica. Mentre il Paese si trova a far fronte a iperinflazione e un’economia in difficoltà, ulteriormente aggravata dall’epidemia di coronavirus, il governo iraniano valuta sempre più i meriti di un maggiore coinvolgimento nel settore crypto.
Insieme a Egitto, Kuwait e Myanmar, l’Iran ha tariffe elettriche tra le più basse al mondo. L’elettricità a basso costo è spesso un incentivo per i miner con profitti più grandi. Al di fuori della Cina, l’Iran controlla la quinta quota più grande della distribuzione di hash rate per il Bitcoin mining globale. Nel 2019, l’incremento delle attività di crypto mining in Iran ha portato a un leggero calo dell’uso di energia pulita per queste operazioni.
Nella terza edizione del suo rapporto biennale sul Bitcoin mining, pubblicato a giugno 2019, la società di gestione di asset digitali CoinShares ha rivelato che la penetrazione globale dell’energia rinnovabile nel settore ammontava al 73%. Commentando sulla possibilità dell’Iran di acquisire una quota ancora più grande nel mercato del Bitcoin mining globale, Behboudi ha sottolineato che è ancora troppo presto per affermarlo con certezza:
“Per diventare un importante polo a livello globale, il mining in Iran deve avere accesso alle ultime tecnologie, soprattutto per quanto riguarda i dispositivi all’avanguardia, al fine di migliorare l’efficienza del consumo energetico e incrementare il ROI degli investitori.
Inoltre, dobbiamo capire come il governo ha intenzione di impostare la tabella di marcia per questo nuovo settore. Una questione fondamentale sono le modalità in cui il governo intende consentire a compagnie e investitori esteri di partecipare nel settore del crypto mining in Iran.”
Sfidare il dominio cinese
Il coinvolgimento delle centrali elettriche iraniane nel settore crypto potrebbe aumentare la presenza dell'Iran nel campo del Bitcoin mining, portando il Paese a una quota maggiore della distribuzione globale dell’hash rate. Ad agosto 2019, l’Iran si è classificato nono nella classifica della capacità di generazione di energia termica, con un rapido incremento di 9.000 megawatt registrato nell’arco di sei anni.
Gli sviluppi che interessano l’Iran sono inoltre accompagnati da notizie di un ampliamento delle operazioni da parte di altri importanti poli nel settore del crypto mining. Negli ultimi mesi, grandi miner nordamericani, tra cui Bitfarms e Marathon, hanno ordinato notevoli quantità di mining rig da famosi produttori come MicroBT e Bitmain.
Questi nuovi inventari vantano le ultime iterazioni di hardware per il mining, che secondo quanto pubblicizzato sarebbero in grado di fornire livelli di produttività ben più elevati rispetto alla vecchia generazione di modelli. Il crypto mining ad alta efficienza è un tema che si fa ancora più importante nel clima attuale, soprattutto in seguito all’halving del block reward di Bitcoin avvenuto a maggio.
In Kirghizistan, sembra che il Bitcoin mining stia attirando l’interesse del governo. A inizio agosto, il Ministero dell’economia ha pubblicato una proposta relativa al suo piano di imporre una tassa del 15% sui miner di Bitcoin. L’iniziativa fa parte delle misure del governo per stimolare la ripresa economica durante l’attuale pandemia di COVID-19.
Per i sostenitori più convinti di Bitcoin, i Paesi come l’Iran cercheranno di competere con gli Stati Uniti in una hash war. Secondo Max Keiser, questo scontro catapulterà Bitcoin a un prezzo di mercato di 500.000$. La migrazione della hash power “da est a ovest” potrebbe causare un calo significativo del dominio cinese sull’hash rate nel mining di Bitcoin. I miner occidentali che lasciano l’Europa a causa degli elevati costi operativi potrebbero trasferirsi in Nord America, dove gli Stati Uniti stanno emergendo come una valida opzione grazie a sviluppi normativi in diversi stati.
COVID-19 e halving di Bitcoin
Per ora, la Cina continua a dominare il settore, controllando il 65% dell’hash rate. Prendendo in considerazione il fatto che attualmente la regione è in piena stagione dei monsoni, diversi esperti si aspettano una maggiore redditività per i miner dovuta all’abbondanza di energia elettrica.
Nel 2020, il settore è stato costretto ad affrontare diverse situazioni problematiche, tra cui anche la pandemia di COVID-19, che ha ostacolato la distribuzione di hardware ai miner. In seguito all’halving di Bitcoin il prezzo spot della criptovaluta non ha registrato spinte verso l’alto, costringendo le operazioni di mining più piccole a chiudere i battenti. Thomas Heller, global business director di F2Pool, operatore di mining pool per Bitcoin, ha rivelato a Cointelegraph gli effetti dell’halving:
“Le entrate giornaliere derivanti dal mining sono scese da livelli pre-halving di 0,16$ per TH/s a 0,07$ a luglio, mentre ora sono intorno a 0,10$. I margini di profitto sono molto più piccoli e parecchi dispositivi di vecchia generazione sono stati spenti, ad eccezione di quelli che sfruttano i prezzi bassi dell’energia idroelettrica in Cina dovuti alla stagione.”
Whit Gibbs, CEO della società di crypto mining Hashr8, ha espresso sentimenti simili, spiegando a Cointelegraph che il periodo post-halving non è stato facile:
“Ovviamente ogni volta che dimezzi il block reward vai a colpire direttamente i profitti dei miner. A questo si aggiunge il fatto che, nonostante mesi di price action laterale, la difficoltà ha continuato ad aumentare a ritmo costante. Sono stati mesi difficili per i miner di Bitcoin.”
Secondo Heller, anche l’accumulazione laterale costretta in uno stretto range ha avuto un ruolo importante:
“A causa del prezzo di BTC, abbiamo visto una domanda di dispositivi di nuova generazione molto inferiore rispetto a 12 mesi prima. Alcune compagnie con sede negli Stati Uniti e all’estero hanno fatto enormi ordini da MicroBT e Bitmain, ma in base alle vendite a rilento non prevediamo comunque grandi aumenti dell’hash rate del network.”
In effetti gli ultimi dati mostrano che, nonostante il significativo aumento di prezzo delle ultime settimane, l'hash rate di Bitcoin rimane stabile.