In un recente report, la società di blockchain tracking Whale Alert ha scoperto che il miner conosciuto col nome di Patoshi ha minato più di 1.125.150 BTC (al cambio attuale circa 10,5 miliardi di dollari) durante i primi mesi di Bitcoin, al fine di proteggere il network da un attacco 51%.

Ormai è praticamente certo che Patoshi fosse l’anonimo fondatore di Bitcoin, Satoshi Nakamoto: i primi blocchi da lui minati includono infatti la prima transazione in BTC, indirizzata ad Hall Finney, noto sviluppatore che collaborò alla creazione di Bitcoin.

Whale Alert è arrivata a questa conclusione esaminando ricerche precedenti, condotte dal crittografo e studioso indipendente Sergio Lerner: era stato lui a coniare il termine “Patoshi” quando si era reso conto che c’era un pattern ben preciso nel mining degli albori. Questo schema rivelava che la maggior parte del lavoro, all’epoca, veniva svolto da un singolo individuo che aveva accesso a un software per il mining molto particolare.

Il Patoshi Pattern

Il Patoshi Pattern. Source: Whale Alert

Nel grafico riportato qui sopra, viene analizzato il Patoshi Pattern: le linee dritte rappresentano il normale software e le linee “a sega” sono attribuite a Patoshi.

Lo stesso schema ha permesso a Whale Alert di scoprire che Patoshi “cambiava la sua velocità tra un blocco e l’altro” per mantenere il tempo di chiusura medio a 0,6 blocchi ogni 10 minuti.

Analizzando parte del codice presente in ogni blocco di Bitcoin, Whale Alert ha potuto concludere che all’inizio di BTC l’attività di mining era svolta da circa 48 computer, con un coordinatore.

Perché il Patoshi Pattern è unico

Gli analisti spiegano che ci sono due motivi per cambiare la velocità: mantenere il tempo di chiusura dei blocchi intorno ai 10 minuti o proteggere la rete da un attacco 51%.

All'epoca Satoshi deteneva circa il 60% dell’hashrate del network: un attacco di quel tipo era un rischio concreto per Bitcoin, così come lo è per molte altre criptovalute ancora oggi.

Sembra plausibile quindi che Satoshi stesse cercando di proteggere la rete. Ma con la diffusione del protocollo, il network divenne meno esposto ad attacchi esterni e pertanto Patoshi ridusse la sua velocità di mining a un blocco ogni 10 minuti. 

Blocchi minati ogni 10 minuti sulla Patoshi Chain

Blocchi minati ogni 10 minuti sulla "Patoshi Chain". Fonte: Whale Alert

Numerosi analisti ritengono che Satoshi abbia smesso di fare mining intorno al blocco numero 54.316, quando la rete era a suo parere sufficientemente decentralizzata. In ogni caso, alcune irregolarità nei blocchi successivi si protraggono fino al blocco 112.500, chiuso a maggio 2010, ma al momento non sappiamo se siano correlati a Patoshi.

Satoshi venderà mai i suoi BTC?

Le azioni di Patoshi sembrano essere state meticolosamente pianificate per proteggere il network quando l’hashrate era ancora basso e la rete necessitava di crescere. Sembra implausibile che la stessa persona possa voler vendere parte dei suoi Bitcoin, dato che questo avrebbe un effetto negativo su tutto il network. Whale Alert ha concluso la sua analisi dicendo:

"Il timing dell'interruzione, il comportamento del miner, la sistematica decrescita della velocità e la mancanza di transazioni sembrano suggerire che a Satoshi interessasse solamente proteggere e sviluppare il suo protocollo.

I Bitcoin ottenuti da Patoshi erano solo un sottoprodotto dei suoi sforzi, ma è implausibile che vengano mai spesi, anche se rimane aperta una domanda: perché Satoshi non li ha semplicemente cancellati?"

Laszlo Hanyecz, uno dei primi sviluppatori di Bitcoin, ha svelato che Satoshi temeva possibili attacchi 51%. Aveva pertanto sviluppato il primissimo programma per fare mining tramite GPU, che avrebbe utilizzato per difendere il network da attacchi esterni.

Sergio Lerner ritiene inoltre che Patoshi non agisse con la finalità di guadagno economico: a suo parere, “Satoshi non userà mai i suoi fondi”.