FUD e fake news dalla Cina: facciamo chiarezza

Nelle ultime settimane la Cina ha monopolizzato l’attenzione di investitori e analisti per una serie impressionante di notizie relative al settore della blockchain e delle valute digitali.

Dopo l’annuncio del Presidente Xi Jinping in merito all’implementazione della blockchain come pilastro strategico nazionale nell’economia interna cinese e a tutta una serie di misure che di fatto hanno dimostrato un cambio di strategia del colosso asiatico nei confronti delle criptovalute (dal rilascio delle prime licenze per la costituzione di exchange per asset digitali alle nuove regole per agevolare il mining di criptovalute), negli ultimi giorni sono circolate alcune notizie in controtendenza.

La più clamorosa è stata senza dubbio quella diffusa dal sito The Block in merito a un presunto raid della polizia cinese presso gli uffici di Binance a Shanghai, rivelatasi in seguito una fake news.

Un’altra notizia che ha suscitato molto scalpore è stata quella secondo cui il Presidente della Cina avrebbe parlato delle criptovalute in termini poco edificanti, definendole addirittura una frode e uno schema Ponzi.

Incuriosito dalla portata di tali dichiarazioni e nella consapevolezza che Xi Jinping non soffrisse di una qualche forma di bipolarismo latente, ho approfondito l’argomento grazie all’analisi di alcune fonti cinesi ed è emersa tutta un’altra storia rispetto a quella che ci hanno raccontato alcune testate del settore con eccessiva leggerezza e senza effettuare le verifiche del caso.

Analizziamo innanzitutto lo scenario attuale in Cina.

Dopo l’annuncio che la blockchain diventerà un pilastro strategico nell’economia nazionale, si è raggiunto un livello incredibile di hype nel mondo e soprattutto in Cina nei confronti di questa nuova tecnologia.

A questo punto sono ragionevolmente emersi parecchi tentativi di truffa per approfittare della situazione: infatti nei giorni successivi all’annuncio circa 32.000 aziende cinesi hanno dichiarato di utilizzare la tecnologia blockchain, ma poco dopo si è scoperto che meno del 10% attualmente lo fa davvero.

Inoltre, nonostante la valuta digitale nazionale cinese DCEP (Digital Currency Electronic Payment) sia ancora in fase embrionale, numerosi exchange in Cina supportano già coppie di trading con DCEP e sono addirittura comparsi dei token ERC20 chiamati “DCEP”.

In tale contesto, il numero di risultati di ricerca relativi alla parola chiave "download DCEP" in Baidu, il più grande motore di ricerca cinese, è di circa 516.000.

A questo punto è palese come in Cina si stia creando una situazione pericolosa per gli investitori e dunque, per combattere quelli che possiamo definire "blockchain hype scam", il governo e gli organi di controllo hanno annunciato un giro di vite sull’intero settore. Sono state infatti condotte indagini accurate nei confronti delle società che hanno messo in campo queste pratiche scorrette e fraudolente, e che magari hanno avviato delle raccolte fondi non autorizzate tramite Initial Coin Offering (ICO) che in Cina sono illegali.

Provvedimento di avvio indagini del Government’s finance bureau di Shanghai nei confronti di exchange locali

Provvedimento di avvio indagini del Government’s finance bureau di Shanghai nei confronti di exchange locali

È chiaro quindi che questo giro di vite di cui si parla compulsivamente negli ultimi giorni non è assolutamente nei confronti del Bitcoin o verso la parte sana del mercato delle valute digitali, bensì contro la parte marcia, contro i numerosi tentativi di truffe e di frodi: è bene fare questa distinzione perché generalizzare come ho visto fare nei giorni scorsi attraverso articoli del tipo "il Presidente cinese definisce le criptovalute una frode" danneggia inutilmente il mercato, oltre a riportare in maniera errata una notizia dalla portata dirompente.

Non solo blockchain scam: IDAX e Plus Token

Purtroppo dalla Cina continuano a giungere notizie relative a truffe e schemi Ponzi che attanagliano il settore delle valute digitali.

L’ultima in ordine di tempo è quella sulla sparizione del CEO dell’exchange cinese IDAX, che sembra essersi volatilizzato con le chiavi private del cold wallet della società, di fatto rendendo inaccessibili i fondi degli utenti. I rumors delle ultime ore parlano di un exit scam in piena regola.

A questo proposito apro una veloce parentesi per sottolineare ancora una volta quanto sia sbagliato e inopportuno conservare le proprie monete su un exchange, soprattutto quando non abbiamo a che fare con i big del mercato che storicamente offrono maggiori garanzie e tutele.

E in ultimo, ma non certo per importanza, il Plus Token affaire. Addirittura da alcuni analisti è stato identificato come uno dei trigger events dell’impetuosa bull run primaverile e del suc